Giù la maschera: come salvare i ragazzi dall’isolamento.

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Vi siete mai chiesti se la vostra identità è realmente quella che gli altri vedono o se i social rappresentano una maschera rispetto a quello che siete realmente? 

La redazione del Salice si è posta questa domanda prima di recarsi alla visita annuale al Salone Internazionale del Libro 2026 tenutasi presso la sede Lingotto Fiere di Torino. Qui, abbiamo assistito ad una conferenza di nome “Giù la Maschera” mediata da Massimiliano Terranova, emergente content creator, che ha posto domande ad alcuni relatori, i quali: Paola Baldovino, Difensore Civico della Regione Piemonte e organizzatrice della conferenza, Domenico Assago, giornalista Vaticanista per La Stampa, Alessandro Ciacci, attore comico e regista teatrale, Davide Longo, scrittore e insegnante di lettere, ed Elena Tesio, psicologa e psicoterapeuta rogersiana. 

 

Ha iniziato la conferenza la dottoressa Baldovino che ha presentato brevemente il tema, sottolineando il ruolo fondamentale che giocano i giovani, grazie al coraggio che li pervade, rispetto al futuro mondo di cui saranno protagonisti. Ha poi spiegato come la sua ispirazione per la conferenza sia nata dalla ricorrenza del primo centenario dell’opera di Pirandello “Uno, Nessuno, Centomila”, e che il convegno sarebbe stato in funzione di questa siccome il libro evidenzia la molteplicità dell’interpretazione di sé stessi. Ha tuttavia posto il tema in funzione della quotidianità odierna spiegando quanto le tecnologie moderne moltiplichino le nostre relazioni ma come queste non siano profonde, e che possano in realtà essere veicolo di  insicurezza, bullismo e discriminazione favoriti dai social come luogo di pregiudizi e odio, elementi favoriti dall’anonimato. 

Dopo questa premessa, prosegue Terranova dando la parola a Ciacci tramite la domanda: “Cosa potrebbe dire Moscarda, protagonista dell’opera di Pirandello, al giorno d’oggi?”

Il comico risponde per mezzo di un monologo ricco di satira, ironia e coinvolgimento attraverso il quale parla della profondità del libro e sottolinea ironicamente che al giorno d’oggi la situazione sarebbe stata affrontata attraverso concetti come body shaming o body positivity. Conclude il suo intervento spiegando il pensiero di identità imposta dai social che non corrisponde con la realtà, siccome spesso si pensa siano i like a definirci piuttosto che i nostri reali pensieri e valori.  

 

Successivamente, viene interpellato Davide Longo con una domanda riguardante il punto di vista strutturale dell’opera: “Quanto risulta attuale oggi il pensiero di Pirandello?

Lo scrittore parla della modernità con la quale Pirandello affronta la frammentazione dell’Io come concetto emerso grazie all’intuizione del drammaturgo, con la quale capta un cambiamento nella sensibilità della società. 

Prosegue la psicologa Tesio che alla domanda “E’ possibile conoscere veramente noi stessi?” risponde spiegando che la conoscenza di sé stessi è un viaggio che dura tutta la vita e che spesso per essere accettati si costruisce una nuova versione di sé ma che, per trovare la libertà interiore, è necessario attraversare un percorso di auto osservazione e auto ascoltazione. Non è quindi semplice eliminare la maschera perché è necessario prendere consapevolezza della sua esistenza, familiarizzare con ciò che c’è dietro essa e poi avere il coraggio di uscire allo scoperto. 

Ad intervenire per ultimo è il giornalista Domenico Assago che parla del rapporto tra noi e il web sottolineando che quest’ultimo è solamente una simulazione di stati d’animo, vite ed empatia. Proprio l’empatia è fondamentale nella vita umana perché non è un algoritmo, ma un sentimento autentico che nasce dalla natura relazionale, richiedendo tempo e ascolto reale. Prosegue spiegando che gli algoritmi digitali non guardano le cose realmente importanti, bensì il loro obiettivo è quello economico, hanno lo scopo di mantenere l’attenzione dello spettatore per il maggior tempo possibile, catturandola proponendo ciò che più emoziona o conferma le idee. 

Assago conclude la conferenza lasciando al pubblico la domanda: “Quanta della nostra identità stiamo affidando solamente allo sguardo altrui?” e con una proposta, ovvero recuperare la distinzione tra essere visti ed essere incontrati, perché il primo passo per non cadere nelle maschere del web è rallentare e dare maggiore qualità alle relazioni. 



Margherita Oblique



Il Salice

Il “Salice” nasce nel 1985. Negli ultimi sette anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli online.


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