Il segnalibro: storia, cultura e inclusione

Il segnalibro un oggetto semplice,comune,ordinario ma sempre presente con noi, a volte c’è ne dimentichiamo eppure è quasi necessario: non è solo un segno ma una presenza di cui abbiamo sentito la necessità fin dal passato e infatti non è un oggetto che serve a fermare un racconto ma fa anche parte della storia. È capace di raccogliere una storia molto più ampia: quella del libro, della memoria, dell’artigianato e delle persone. Attraverso le testimonianze di Alfredo Ghidelli e Gianluca del laboratorio della Zanzara emerge il legame tra tradizione, creatività e valore sociale, in un percorso che unisce passato e presente.

Ghidelli racconta come, prima dell’invenzione della tipografia, i manoscritti venissero utilizzati soprattutto dagli scrittori e dagli studiosi. Per ricordare il punto a cui erano arrivati nella lettura o nella scrittura, si utilizzavano strumenti particolari come le volvelle: strisce o cerchi di pergamena con un filo che indicava la colonna del testo, quasi come il meccanismo di un orologio. La pergamena era però un materiale molto costoso, per questo in seguito si iniziarono a usare semplici striscioline di tela. In quel periodo il segnalibro non aveva ancora il significato che conosciamo oggi, ma nasceva soprattutto come strumento pratico.
Con il tempo e soprattutto durante l’epoca vittoriana il segnalibro si arricchisce di elementi decorativi e funzionali. Ghidelli ricorda ad esempio le lenti d’ingrandimento per la lettura montate su bastoncini di legno pregiato con strutture in ottone, oggetti raffinati che univano eleganza e utilità. Con la diffusione della tipografia il segnalibro acquisisce un ruolo ancora più importante. Ghidelli cita il tipografo Antonio Magnavecchi, figura significativa dal punto di vista bibliografico e tipografico, che pare utilizzasse perfino pezzi di cibo come segnalibri quando lavorava in fretta. Lo stesso realizzò anche un segnalibro per la regina Elisabetta I, cucito con filo di seta, testimonianza dell’arte e della cura dedicate a questi oggetti. Nasce così anche la tradizione dei segnalibri in seta e, successivamente, nel periodo più vicino a noi con il passaggio dalla stampa in bianco e nero a quella a colori, ogni azienda importante desiderava avere il proprio segnalibro promozionale. Il segnalibro diventa quindi anche mezzo di comunicazione e pubblicità.
I libri antichi erano realizzati con stracci e materiali molto assorbenti; le pagine avevano una consistenza particolare che col tempo è diventata quasi “scrocchiante”. In assenza di segnalibri molte persone piegavano gli angoli delle pagine, creando le cosiddette “orecchiette” o c’era la tradizione di inserire se lo si trova un quadrifoglio come segno fortuna. Per evitare di rovinare i libri, col tempo si iniziò a inserire direttamente un segnalibro all’interno del volume. Ghidelli ricorda anche un curioso episodio del 1940: una ragazza aveva scritto sul proprio segnalibro alcuni versi dell’“Eneide” da usare durante una verifica scolastica. Un piccolo aneddoto che dimostra come il segnalibro abbia accompagnato nel tempo la vita quotidiana delle persone.

Gianluca del laboratorio la Zanzara, formatosi come grafico, racconta invece la nascita di un laboratorio di cartotecnica iniziato circa vent’anni fa. All’inizio c’erano pochi materiali, ma l’esperienza si è rivelata molto formativa. Col tempo il laboratorio è cresciuto, organizzandosi in modo sempre più strutturato. L’idea centrale era creare oggetti capaci di entrare nella quotidianità delle persone, e il segnalibro rappresentava perfettamente questo concetto: un piccolo oggetto semplice, ma presente nella vita di tutti i giorni. Il laboratorio funziona come un vero luogo di lavoro, dove ciascuno contribuisce al risultato finale. Lui cura in particolare l’aspetto estetico: colori, forme, qualità visiva mentre gli altri partecipanti aggiungono valore attraverso il lavoro collettivo e manuale. Il risultato è frutto di collaborazione e attenzione condivisa. Oltre al laboratorio esiste anche una bottega, e tra le attività compare persino un laboratorio di cartapesta cinese. Questo lavoro ha permesso di creare una rete commerciale e, allo stesso tempo, di sviluppare un importante progetto sociale. L’attività garantisce infatti sostenibilità economica, permettendo di investire nelle strutture e nelle persone coinvolte.
Ghidelli inoltre afferma che la cultura è uno strumento per aiutare le persone a guardare il mondo con occhi diversi. La collaborazione con la biblioteca di Biella gli ha permesso di entrare in contatto con molte realtà sociali. Per dieci anni ha lavorato anche nella casa circondariale, insegnando grafica ai detenuti. Racconta come questa esperienza abbia aiutato molte persone a scoprire nuove possibilità di crescita personale e professionale attraverso la creatività e il lavoro grafico. Tra le attività proposte c’è anche un laboratorio dedicato alla realizzazione del proprio segnalibro personale, un modo per unire manualità, espressione individuale e cultura.
Il segnalibro, quindi, non è soltanto un oggetto utile per segnare una pagina: è memoria, arte, comunicazione e soprattutto un mezzo per creare relazioni, inclusione e cultura.




