Il mio nome è Europa

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di Benedetta Tabbia

A questa edizione del Salone del Libro sono state annunciate le uscite di tanti nuovi libri tra cui “Il mio nome è Europa” di Gazmend Kapllani. In un incontro dedicato, l’autore ha rivelato al pubblico alcune curiosità e aneddoti sul suo nuovo romanzo che esplora un tema principale: l’immigrazione. Gazmend ha una storia molto particolare che si lega con le vicende raccontate nel libro, egli nasce in Albania e a causa dell’instabilità politica scappa in Grecia. Qui proseguirà gli studi per poi trasferirsi negli Stati Uniti dove diventa editorialista del quotidiano ateniese “Ta Nea” e successivamente nel 2012 Fellow del Radcliffe Institute dell’Università di Harvard.

Arriva a Torino da Chicago, dove attualmente vive, per parlare del suo libro e racconta che è molto affezionato all’Italia, anzi rivela che tra le tante lingue che conosce, l’italiano lo ha imparato di nascosto durante gli anni governati dal regime comunista. Il totalitarismo albanese, infatti, che ha controllato l’Albania per circa 40 anni è considerato uno dei più feroci e isolati di tutto il mondo ed ha rappresentato per molti una vera e propria prigione a cielo aperto. Nei suoi romanzi, “Breve diario di frontiera” e “La terra sbagliata”, le storie di immigrazione e quelle dei vari totalitarismi si intrecciano tra loro creando vicende spontanee raccontate con il cuore aperto. Questo nuovo libro riflette questi temi e presenta una struttura abbastanza complessa divisa su tre livelli. La storia è, infatti, ambientata nella Tirana del 2043 e sono presenti dei flashback che raccontano aneddoti del protagonista sulla sua vita universitaria ad Atene e infine, vengono aggiunte delle storie sull’immigrazione. Se all’inizio queste vicende sembrano spezzare la narrazione, in realtà, la arricchiscono, poiché portano il punto di vista degli stessi rifugiati. L’autore, quindi, dopo aver chiarito la struttura così particolare, continua il discorso spiegando il titolo. Svela al pubblico la presenza di una storia d’amore tra il protagonista e una ragazza greca, Europa. Il nome ovviamente ha un significato allegorico e metaforico; quando scrive il libro, l’autore si trova in Grecia ed è circondato da discussioni sull’identità europea, il nome, quindi, rappresenta la relazione ambigua che i Balcani hanno con l’Europa e lo sforzo che hanno compiuto i greci a definire la loro identità. Gazmend Kapllani, poi, riflette sui Balcani e commenta come per secoli essi siano stati un crocevia tra diverse popolazioni e questa variabilità, unita all’affermazione di movimenti nazionalisti, abbia aumentato la tensione interna e i numerosi conflitti seguenti.
Attraverso una riflessione sulle lingue, sul concetto di Europa e sulla complessa storia delle migrazioni, l’autore invita il pubblico a interrogarsi sul significato di identità, appartenenza e memoria, mostrando come la letteratura possa diventare uno strumento fondamentale per comprendere il presente.

Lorenza Tabbia



Il Salice

Il “Salice” nasce nel 1985. Negli ultimi sette anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli online.


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