Bottiglie e poesie al telefono: esplorando il MAMbo con Lorenzo Balbi

di Lorenza Tabbia e Cecilia De Ambroggio

Quarantatré anni, sorridenti occhi azzurri e la familiarità di un vecchio amico: così Lorenzo Balbi, direttore dal 2017 del MAMbo, Museo d’Arte Moderna di Bologna accoglie la redazione del Salice nella sala conferenze del museo.
Lorenzo Balbi frequenta per cinque anni il liceo classico a Valsalice e si iscrive all’università di Storia dell’Arte Ca’ Foscari. A causa dell’alto costo della vita a di Venezia, torna a Torino dopo tre anni, dove inizia a scrivere per il Giornale dell’Arte. Si rende conto in poco tempo che il salario minimo di circa trecento euro al mese non è abbastanza; perciò, per mantenersi, nel fine settimana lavora come cameriere insieme a un suo ex-compagno di classe e amico di lunga data, il professor Codebò. Inoltre trova lavoro alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo come mediatore culturale. Qui capisce l’importanza della relazione tra lo sguardo del pubblico, anche scettico, e l’opera d’arte contemporanea: infatti, secondo lui, l’artista e lo spettatore si trovano sullo stesso piano temporale e culturale se si tratta di arte contemporanea. Lascia il lavoro come cameriere per dedicarsi alla curatela di alcune mostre alla Fondazione.
Ha circa trent’anni, un contratto a tempo indeterminato come curatore e due figlie gemelle. In questo periodo entra in una crisi professionale: proietta la sua vita nel futuro e si chiede: “Cosa farò tra cinque, dieci, vent’anni?”. Sistema quindi il proprio curriculum e, su consiglio di un’amica, lo manda al MAMbo; non ha grandi aspettative. Un giorno, però, mentre sta tenendo una lezione di curatela, una studentessa lo interrompe per dirgli che era entrato nella shortlist dei possibili direttori del museo.
Si presenta al colloquio come direttore con la sua solita vivacità e riesce a ottenere il posto. Afferma che ciò che ha convinto gli esaminatori al concorso pubblico è stato il suo volersi concentrare di più sulla riflessione sul valore di un museo per la comunità. Dal 2017 Lorenzo Balbi gestisce il MAMbo e altri cinque musei a Bologna (Villa delle Rose, il Museo Giorgio Morandi, Casa Morandi, la Residenza per artisti Sandra Natali e il Museo per la Memoria di Ustica, visitato dal Salice nella stessa giornata).

Sposta poi l’intera redazione verso il cuore pulsante del museo, guidando i ragazzi alla scoperta dell’arte, dalla mostra di John Giorno fino a una visita alla collezione permanente. La redazione del Salice viene così catapultata in un mondo nuovo, completamente diverso da quello che vive tutti i giorni, e insieme ai commenti e spiegazioni di Lorenzo Balbi prova a scoprire qualcosa in più sul mondo misterioso e astratto dell’arte contemporanea. Fin dalla facciata dello spazio espositivo, il direttore illustra di come quanto questo museo sia antico e ricco di storia, è stata infatti conservata la facciata originale del palazzo una volta utilizzato come panetteria pubblica durante la prima guerra mondiale. Lo spazio che si apre al suo interno viene usato per circa tre mostre temporanee all’anno e fino al tre maggio il MAMbo ospita la mostra The Performative Word dedicata a John Giorno. La performance nasce nel 1970 al MoMa di New York per introdurre la poesia non più su un piano solo letterario, ma anche artistico e contemporaneo. L’artista, quindi, trasformò vecchi telefoni a rotativa in sculture interattive: non erano connesse ad alcuna linea, restituivano casualmente una poesia a chiunque alzasse la cornetta e componesse un numero. Una serie di questi telefoni è oggi presente nelle sale del MAMbo con l’aggiunta di una selezione di trenta poesie lette da trenta poete e poeti italiani selezionati dai curatori del museo. Nelle altre sale si susseguono, invece, una serie di poesie di Giorno stampate su tele dai colori accesi: è la serie di “Perfect Flowers”, versi dedicati ai fiori in quanto metafore inesauribili di insegnamenti di vita. Le altre serie in mostra sono i “Rainbow Paintings”, che associano ai versi dell’artista i colori che fanno eco alla bandiera arcobaleno delle comunità LGBTQIA+, per le quali Giorno si è battuto come attivista per tutta la vita. Sono presenti anche alcune video-installazione donate da artisti a Giorno.

Successivamente, Balbi porta il gruppo dei ragazzi al piano superiore per osservare la collezione permanente e la mostra dedicata a Giorgio Morandi, artista bolognese. Nella collezione permanente l’attenzione si sofferma su un quadro di Alighiero Boetti, noto per la sua pratica di scrivere con la penna biro usando entrambe le mani. Sempre tra le opere della collezione permanente, l’attenzione si sofferma anche su un lavoro basato sul codice genetico di un artista. A partire da un’analisi del DNA, il codice viene tradotto in schede perforate e successivamente posizionate all’interno di un telaio e tessuto dalla madre in un arazzo. L’opera assume così il valore di un autoritratto profondamente simbolico: nel gesto del tessere, la madre sembra quasi rigenerare il figlio, intrecciando arte e biologia in un unico atto creativo. Infine, Balbi si sofferma su un’opera chiamata Insieme, composta da due elementi realizzati su barre di gesso. La struttura è pensata perché le parti possano sostenersi a vicenda: una lastra superiore si appoggia su una base frammentata, disposta a forma piramidale. Il titolo richiama proprio questa relazione di equilibrio e dipendenza reciproca, in cui solo l’unione degli elementi permette all’opera di mantenere la propria integrità.

Si conclude la visita con la visione dei quadri di Giorgio Morandi (1890-1965), artista bolognese che ha dedicato l’intera vita alla pittura, vivendo in modo estremamente appartato insieme alle tre sorelle. Nel suo piccolo studio, pochi metri quadri colmi di bottiglie e oggetti quotidiani, costruiva composizioni essenziali e rigorose. Il suo lavoro, infatti, era segnato da un metodo quasi ossessivo: giorni interi venivano impiegati per studiare la disposizione degli oggetti e la luce, fino a raggiungere un equilibrio preciso e meditato. Per Morandi, infatti, l’opera non era soltanto il risultato finale, ma soprattutto il processo stesso di ricerca. Negli ultimi anni si avvicinò all’acquerello, dove le forme si fanno sempre più leggere e astratte. Oggi la sua eredità continua a essere un punto di riferimento, e il museo a lui dedicato a Bologna rimane una tappa fondamentale per artisti e studiosi di tutto il mondo.
Sorrisi, risate e tanta arte: così la redazione del Salice ha vissuto il venerdì pomeriggio a Bologna, attraversando il museo non solo come spazio espositivo, ma come luogo di incontri e di sguardi inattesi. Tra opere, racconti e riflessioni condivise, la visita si è trasformata in un’esperienza capace di lasciare tracce più che risposte, come un invito a continuare a guardare l’arte — e ciò che la circonda — con occhi nuovi anche fuori dalle sale del MAMbo.




