“Undici secondi” di Carlos Aletto

di Emanuele Ghiotto e Marco Magliano
Undici secondi. Undici secondi è il tempo che basta a un eroe per consacrarsi.
Il 22 giugno 1986 il mondo intero osserva un uomo attraversare il campo e forse anche le soglie dei secoli. Nel mentre, tra le discariche di Mar del Plata, di quella manciata di secondi un ragazzino ne farà una ragione di vita, il motivo di un’ esistenza. Quel giorno Diego Armando Maradona decide di rendersi eterno, di perpetuare se stesso, con il suo gol, che passerà alla storia come “Gol del secolo”. Caricandosi un intero Paese sulle spalle, l’Argentina, fino a raggiungere il punto più estremo del Barrio.
Proprio tra quei quartieri di periferia due amici si fanno una promessa: il primo che si salverà dalla povertà tornerà a prendere l’altro. Carlos vuole diventare uno scrittore mentre Daniel il nuovo Maradona, ma alla base di tutto c’è un sogno comune, guadagnare tanto denaro e riscattarsi dalla povertà.

Quel Carlos che vuole diventare uno scrittore è proprio Carlos Aletto, che 15 maggio 2026, ha presentato il suo romanzo autobiografico al Salone del Libro di Torino, nel quale ci ha raccontato la sua vita attraverso quel gol di Maradona. Un incontro che, per Aletto, significa qualcosa di profondo: “un ritorno”, come lo chiama lui, la possibilità di chiudere un cerchio e, al contempo, di riaprirne un altro. Tra le pareti della sua cucina, da bambino, riecheggia il cocoliche, lingua nata dalla fusione di spagnolo e italiano. E’ la lingua dei suoi nonni, dell’affetto, delle ricette di casa. Forse di quella lingua di infanzia non capiva tutto, ma si è radicata nel suo cuore come un germoglio che ha sempre cercato di essere innaffiato ancora. L’acqua che è arrivata oggi, a Torino. E’ questa la nuova vita del libro, il boomerang della vita: la traduzione e la possibilità di veicolare il messaggio, attraverso il traduttore presente al Salone, nella lingua che lui stesso ha definito “perduta”, l’italiano.
Nel libro persiste il passaggio tra realtà e surreale, momento onirico e pura fantasia. Maradona, per gli Argentini così come per il mondo intero, suscitava lo stesso effetto. Quello spaesamento che si prova davanti ai miraggi, in cui il confine tra sogno e realtà diviene modo costante di guardare la vita.
Un miraggio, quello di diventare scrittore, che per Carlos si è fatto realtà, partendo da un’ infanzia difficile nella quale non aveva mai letto un libro; l’unico che aveva in casa s’intitolava “Dona Petrona”, ed era un ricettario che possedevano tutti in Argentina: ma anche il piatto più economico non se lo potevano permettere. La scintilla scatta quando alle elementari si innamora di una ragazzina che faceva la pittrice, allora per far colpo su di lei dice di essere uno scrittore e da quel momento inizierà a leggere molto, partendo da Don Chisciotte e dai libri di Borges.

Ed ecco che nella vita di questo ragazzo si inserisce il “gol del secolo”, lo squarcio di un fulmine che scuote l’autore nel momento in cui muore Diego Armando Maradona. Nel buio della sofferenza per una morte detta “ingiusta”, quel gol rappresenta una luce, la “sineddoche” capace di raccontare un’intera esistenza: quella del calciatore, dell’uomo oltre i novanta minuti unita a quella dello scrittore.
Carlos conclude dicendo che ci sono poche cose che arginano la morte e fanno dimenticare della sua esistenza: il calcio e la letteratura, due chiavi interpretative della vita che gli hanno permesso di scrivere questo libro autobiografico tramite il gol di Diego Armando Maradona, che ha lasciato un po’ di sé a tutti gli argentini e non solo



