L’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia a Torino

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Una delle orchestre più prestigiose al mondo, venerdì 9 gennaio ha debuttato nella sua tournée a Torino all’auditorium G. Agnelli al Lingotto.

L’Orchestra dell’Accademia di Santa Cecilia nasce ufficialmente all’interno dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, una delle istituzioni più antiche al mondo fondata nel 1585. L’Accademia nasce come confraternita di musicisti con lo scopo di tutelare i musicisti, regolare l’attività musicale e promuovere l’arte dei suoni oltre a formare musicisti e compositori e organizzare eventi musicali. Tra i suoi membri spiccano figure come quella di Gioachino Rossini.

Solamente nel 1908 l’Accademia fonda ufficialmente la prima orchestra sinfonica italiana, segnando un passo fondamentale per la musica italiana, fino ad allora dominata completamente dall’opera e che non era mai entrata completamente nella tradizione sinfonica europea. Nel corso del Novecento l’orchestra cresce a dismisura grazie a concerti regolari, incisioni discografiche e tournée internazionali. Inoltre vanta il fatto di essere stata condotta da personaggi leggendari quali Antonio Pappano, Leonard Bernstein e Arturo Toscanini. Dal 2005 ha sede stabile all’Auditorium Parco della Musica a Roma. Inoltre, con il nuovo direttore in carica dal 2024 per l’orchestra si apre un nuovo percorso discografico con l’etichetta Deutsche Grammophon, una delle più prestigiose nel suo campo.

In occasione dell’apertura della tournée a Torino l’orchestra è stata diretta da Manfred Honeck, considerato uno dei direttori d’orchestra più autorevoli della scena internazionale. All’inizio della sua carriera, a soli trent’anni, ha ricoperto il ruolo di assistente di Claudio Abbado. A seguire nel 1993 ha ricevuto l’European Conducting Prize e dal 2008 è il direttore musicale della Pittsburgh Symphony Orchestra, quest’ultima è stata ospite di importanti istituzioni e festival, tra cui Carnegie Hall e Lincoln Centre a New York, BBC Proms e Festival di Salisburgo.

Il programma della serata si è articolato in tre momenti scanditi da tre diverse composizioni.

 

 

La prima è stata l’Ouverture da Oberon di Carl Maria von Weber, che introduce l’opera Oberon, ma che per la sua straordinaria bellezza può benissimo essere eseguita come pezzo da concerto. L’opera narra la storia di Ugo di Bordeaux, cavaliere di Carlo Magno, e la sua innamorata Rezia. I due stanno per essere messi a morte dall’emiro di Tunisi quando Ugo fa risuonare un corno magico donatogli da Oberon, il re degli Elfi; al suono, i carcerieri si mettono a danzare dando la possibilità ai due innamorati di fuggire. Proprio per questo motivo l’Ouverture si apre con tre note suonate dal corno che alludono allo strumento magico di Oberon che accompagna Ugo nelle sue avventure. Il tema focale è ovviamente il potere incantatorio della musica e della sua capacità di debellare le forze del male trascinandole in una danza.

Successivamente la serata è proseguita con il Concerto per pianoforte e orchestra n.1 in si bemolle minore op.23 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Concerto colossale del compositore e acclamato dal pubblico fin dalla sua prima esecuzione nel 1875, nonché completamente innovativo e inizialmente considerato insuonabile per un pianista a causa del suo ingresso vulcanico in cui spicca la sonorità dei corni e la massa voluminosa degli archi. Nel corso del concerto diversi motivi si seguono e si intrecciano, spariscono e ricompaiono, passando dall’ aggressività alla tenerezza. Il Finale è un continuo susseguirsi di ottave che danno l’impressione che si riempia tutta la sala solo con la loro esecuzione, dando al concerto una conclusione epica e trionfale.

Al pianoforte, a dare vita a questa unica esecuzione, c’era il pianista Simon Trpčeski, acclamato a livello internazionale per il suo virtuosismo e che ha collaborato con oltre cento orchestre in quattro continenti tra cui la London Symphony Orchestra, la New York Philharmonic e la Los Angeles Philharmonic e con alcuni dei più importanti direttori d’orchestra tra cui Gustavo Dudamel, Antonio Pappano e Charles Dutoit. Il pianista macedone ha donato al pubblico anche un bis, che consisteva anche in una composizione tipica macedone per il Natale ortodosso, che ha dedicato ai figli. Ha concluso l’esecuzione augurando buon anno e lanciando un messaggio di pace, sperando che la musica possa essere in grado di avvicinare i popoli.

 

 

In conclusione è stata eseguita l’ottava sinfonia in sol maggiore op. 88 di Antonín Dvořák, acclamata già al momento della sua prima esecuzione nel 1890. Il compositore, con questa sinfonia, voleva cercare qualcosa di nuovo e straordinario, senza però uscire dalla tradizione sinfonica. Da questa composizione tuttavia, trapelano in modo lapidario l’aspetto più privato e profondo dell’artista, rendendo la sinfonia “musica da sentire davanti al camino”, come dirà più tardi Schumann, esprimendo il carattere intimo e quotidiano della composizione.

Con stupore del pubblico, l’orchestra ha deciso di regalare a sorpresa un’ultima esecuzione, quella della prima Danza Ungherese delle 21 composte dall’autore Brahms. Caratterizzata da un ritmo vorticoso e incalzante, è capace di risucchiare tutto il pubblico con sé all’interno del turbinio degli archi e dei legni.

La splendida serata si è conclusa con il saluto del direttore d’orchestra al pubblico con un caloroso augurio di buon anno mentre una cascata di applausi invadeva la sala, acclamando l’orchestra: orgoglio internazionale ma soprattutto italiano.

Aurora Levato



Il Salice

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