Non sempre vince chi gioca meglio

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Il campionato si chiude lasciando in dote una classifica definita e, insieme, la netta percezione di aver vissuto una stagione dalle mille verità. Per mesi il torneo ha rifiutato un unico padrone: ogni domenica sembrava ridisegnare le gerarchie, ogni scontro diretto modificava i pronostici e i dettagli minimi hanno finito per pesare come un’intera annata.

Lo scudetto è dell’Inter. I nerazzurri hanno costruito il loro trionfo su una dote specifica e rivelatasi decisiva, ovvero la capacità di fare più punti possibili nelle partite da “non sbagliare”. Nelle domeniche bloccate, contro avversari arroccati nella propria trequarti, la squadra ha dimostrato di saper vincere anche senza brillare, blindando la porta e capitalizzando gli episodi. Questo cinismo ha garantito un vantaggio solido, nato dalla continuità piuttosto che dalle fiammate, e ha assicurato l’accesso alla Champions League.

Alle spalle dell’Inter, il Napoli ha espresso per ampi tratti il calcio più fluido ed efficace del torneo. Le prestazioni sono state il manifesto di un gruppo completo e di un organico profondo, dove le rotazioni continue non hanno mai scalfito l’identità tattica né abbassato il livello qualitativo in campo. Il simbolo assoluto di questa versione azzurra è stata la “rinascita” totale di Scott McTominay: il centrocampista scozzese ha trascinato la squadra, chiudendo l’anno stabilmente nella top 10 dei migliori marcatori dell’intera Serie A. Il cammino della squadra è stato però frenato da una serie di infortuni che ne hanno spezzato il ritmo nei momenti chiave. Pur avendo espresso picchi di gioco superiori alle squadre avversarie, la mancanza di stabilità nei momenti critici ha impedito di trasformare la qualità in un dominio reale in classifica. Il secondo posto garantisce comunque il ritorno in Europa, con l’obiettivo di confermare questa dimensione internazionale.

 

 

Dentro questo equilibrio si inserisce la Juventus, probabilmente la squadra più difficile da decifrare dell’intera stagione, rimasta clamorosamente fuori dalla Champions League. L’arrivo di Spalletti in panchina ha ridato al gruppo un’aggressività e un’organizzazione degne della storia del club, elementi emersi soprattutto nei grandi appuntamenti. Nei big match la squadra ha quasi sempre risposto presente, mostrando personalità e capacità di competere ad alto livello. Ma il campionato non si decide lì: si decide nelle partite che sembrano semplici, e proprio lì la Juventus ha lasciato più punti del previsto. Una squadra capace di picchi importanti, ma troppo spesso interrotta da errori di continuità e condizionata da singoli giocatori che si sono rivelati non all’altezza delle aspettative nei momenti meno “visibili” della stagione, mancando l’appuntamento con la lucidità quando la posta in palio richiedeva il massimo impegno. I passaggi a vuoto decisivi e i troppi gol subiti contro le squadre di bassa classifica hanno spento le ambizioni della squadra, obbligandola a rimandare i sogni europei e aprendo una profonda riflessione interna sul futuro del progetto tecnico.

Il posto dei bianconeri è stato preso dal Como, protagonista di un vero e proprio capolavoro sportivo. Ridurre il percorso dei lombardi a una semplice sorpresa sarebbe ingeneroso: l’organizzazione societaria, la chiarezza delle idee e il coraggio sul campo hanno permesso alla squadra di stanziarsi stabilmente nei piani alti della classifica, fino a centrare una storica qualificazione in Champions League. In questo contesto, il contributo di Nico Paz si è rivelato fondamentale, diventando l’uomo chiave per legare i reparti e dare imprevedibilità alla manovra offensiva nei momenti decisivi del campionato. Insieme a loro festeggia la Roma, autrice di una progressione costante. I giallorossi hanno mostrato grande concretezza nella seconda metà dell’anno, ottimizzando le prestazioni nei momenti decisivi per blindare il pass europeo.

Il Milan vive invece il verdetto più amaro. Rimasti a lungo nelle posizioni di vertice, i rossoneri hanno subito un crollo verticale proprio nelle ultime curve del campionato, culminato con la sconfitta contro il Cagliari dell’ultima giornata. Un blackout totale che ha cancellato mesi di buon lavoro, lasciando la squadra fuori dalle prime quattro. Nella seconda metà della classifica, l’Atalanta ha mantenuto la sua dimensione competitiva pur senza la brillantezza degli anni migliori, mentre il Bologna si è confermato una realtà solida e difficile da affrontare per chiunque. Più anonimi i percorsi di Lazio e Fiorentina, mai davvero in corsa per l’Europa a causa di una forte instabilità interna. In coda, il Lecce ha firmato una salvezza di pura resistenza mentale, mentre Cremonese, Verona e Pisa retrocedono in Serie B dopo un’annata vissuta costantemente in rincorsa.

Le Pagelle della Stagione

Inter 8.5: Solidità e pragmatismo. Trova la chiave dello Scudetto capitalizzando al massimo ogni passaggio a vuoto della concorrenza.

Napoli 9.0: Qualità di gioco altissima e identità definita. McTominay è l’uomo copertina di una squadra frenata solo dagli infortuni.

Como 9.0: Programmazione e coraggio tattico. Nico Paz è l’architetto di una qualificazione in Champions League meritata.

Roma 8.5: Crescita lineare e gestione perfetta dei momenti caldi nel finale di stagione.

Juventus 7.5: Ritorno di identità con Spalletti e grandi prove nei big match. Il voto e la stagione vengono però rovinati da singoli non all’altezza e dalla discontinuità nelle gare normali, che costa la Champions.

Milan 6.5: Un campionato d’alta classifica vanificato dal crollo finale e dall’esclusione dall’Europa che conta.

Bologna 6.5: Organizzazione solida e continuità di rendimento contro le dirette concorrenti.

Cagliari 6.5: Determinante nelle sfide decisive, compreso il successo finale che ha ridisegnato la zona Champions.

Lecce 6.5: Salvezza ottenuta grazie alla coesione del gruppo nei momenti di massima pressione.

Atalanta 6.0: Meno spettacolare rispetto alle passate stagioni, ma comunque concreta.

Udinese 6.0: Gestione d’esperienza del traguardo salvezza, senza grandi acuti ma ordinata.

Parma 6.0: Raggiunge l’obiettivo stagionale superando con carattere i periodi di flessione.

Lazio 5.5: Annata di transizione priva del cambio di passo necessario per rientrare nei giochi europei.

Sassuolo 5.5: Buona produzione offensiva, penalizzata però da una costante fragilità difensiva.

Torino 5.5: Tolta qualche partita campionato lineare e d’equilibrio, privo del guizzo necessario per la colonna sinistra della classifica.

Genoa 5.0: Un cammino caratterizzato da troppi passaggi a vuoto e una quadratura mai davvero trovata.

Fiorentina 5.0: Autrice di un’annata al di sotto degli standard recenti, segnata da troppa discontinuità.

Cremonese 4.5: Il gruppo ha dato tutto, ma il divario tecnico ha reso la rincorsa troppo faticosa.

Verona 4.5: Una stagione complessa in cui gli episodi e i dettagli hanno quasi sempre girato a sfavore.

Pisa 4.0: Un impatto duro con la categoria. L’esperienza servirà per programmare la risalita.

 

 

Quanto è cresciuto davvero il calcio femminile?

La Serie A Femminile continua il suo percorso di crescita strutturale. Non è più un campionato prevedibile o sbilanciato come in passato: il livello medio si è alzato e le partite sono sempre più competitive. A dominare la scena è stata una Roma impressionante, capace di conquistare l’accoppiata Scudetto e Coppa Italia. Le giallorosse hanno messo in mostra una compattezza assoluta e una gestione tecnica incredibile, potendo contare su una rosa impeccabile in cui ha brillato la stella di Manuela Giugliano, pilastro del centrocampo nominata meritatamente MVP della stagione. Al secondo posto, con una qualificazione in Champions League ampiamente meritata, si piazza l’Inter, protagonista di un’annata solida e d’alto profilo.

La Juventus, specchiandosi nelle difficoltà della controparte maschile, ha vissuto una stagione complessa e al di sotto della sua media storica. Nonostante i successi nelle coppe extra-campionato (dove le bianconere hanno messo in bacheca la Supercoppa Italiana e la Women’s Cup) il percorso in campionato ha evidenziato diverse difficoltà, legate a una gestione tecnica non ottimale e a troppi punti sprecati in partite assolutamente da vincere. Il netto distacco di 16 punti dalla Roma capolista fotografa un’annata al di sotto delle aspettative, in cui la qualificazione alla Champions League al terzo posto è stata comunque conquistata nonostante gli ostacoli incontrati lungo la strada.

Dietro alle tre grandi, la vera rivelazione del torneo è stata il Napoli. Dopo una prima metà di stagione opaca, la rivoluzione del calciomercato invernale ha trasformato la squadra, protagonista di un girone di ritorno in costante crescita che l’ha portata a lottare fino all’ultimo per un piazzamento europeo. Nei bassifondi della classifica si registra la retrocessione del Genoa, che saluta la massima serie dopo una sola stagione. La festa per la promozione è invece tutta del Como 1907: ricalcando lo storico percorso della sezione maschile, le lariane hanno dominato e vinto il campionato di Serie B, conquistando un posto nell’élite del calcio italiano con una rosa di grandissimo spessore.

 

 

Il campionato si chiude lasciando una certezza: l’equilibrio ha dominato fino all’ultimo turno. L’Inter ha vinto perché ha capitalizzato gli errori altrui; il Napoli ha convinto per la qualità della proposta espressa e per la straordinaria vena realizzativa di un ritrovato McTominay; il Como ha dimostrato l’importanza delle idee sulla carta geografica del calcio, con il supporto decisivo dei suoi innesti chiave. La Juventus ha mostrato cosa potrebbe essere, mancando l’appuntamento con l’Europa a causa dei passaggi a vuoto registrati nei momenti cruciali di questa lunghissima stagione.

Giulia Catena



Il Salice

Il “Salice” nasce nel 1985. Negli ultimi sette anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli online.


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