Gli eroi non indossano mantelli

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di Lorenza Tabbia

Non fanno rumore quando entrano in una stanza. Non hanno superpoteri, né simboli o oggetti magici. Spesso passano inosservati, si confondono tra la gente comune. Eppure sono loro a cambiare il mondo, un gesto alla volta. Gli eroi veri non volano tra i grattacieli, non combattono mostri, combattono la paura dei più deboli, l’indifferenza, l’ingiustizia e la solitudine di ogni giorno. Non sono rare comparse, sono presenze continue della nostra vita, a volte sono seduti accanto a noi in classe, altre volte ci aspettano a casa o lavorano in silenzio senza chiedere nulla in cambio. Sono questi i veri eroi: persone con il coraggio di fare del bene.

Quante volte abbiamo sentito ai telegiornali notizie come ”bambino cade in piscina, salvato da un ragazzo” oppure “Liceali salvano un uomo per strada svenuto”, e ci siamo domandati se anche noi avremmo potuto fare lo stesso. Anche noi saremmo stati in grado di salvare quell’uomo? Anche noi avremmo avuto la prontezza di agire? Forse essere eroi non significa compiere imprese impossibili, ma scegliere di non restare fermi davanti al bisogno di qualcuno. In un mondo in cui spesso si pensa solo a sé stessi, chi tende una mano, chi aiuta senza aspettarsi nulla in cambio, compie già qualcosa di straordinario. Il coraggio che ognuno di noi possiede non è assenza di paura, ma è consapevolezza nel compiere un’azione. Non siamo solo ragazzi, ognuno di noi nasce per diventare qualcuno anche se nel suo piccolo.

Diventare eroi non è difficile, basta un semplice gesto quotidiano, un saluto al mattino, un messaggio alla sera o un aiuto alla comunità. Basta fare come Leandro Brandão Guimarães, chirurgo brasiliano che permette ai bambini di indossare un mantello da supereroe prima di entrare in sala operatoria, in modo da ridurre l’ansia e la paura. Oppure comportarsi come il ragazzo fiorentino che ha salvato il suo compagno con sindrome di Down dai comportamenti di bullismo degli altri ragazzi. Oppure agire come alcuni ragazzi torinesi che durante le loro vacanze estive passano i pomeriggi tenendo compagnia a anziani soli. Non stiamo parlando di grandi gesti, ma semplici azioni che possano avere un impatto sulle persone che aiutiamo. Il nostro mondo non cambia soltanto grazie a chi compie imprese eccezionali, ma anche grazie a chi decide di non ignorare il dolore, la tristezza o la difficoltà di qualcuno. Come disse Albert Einstein “Il mondo è un posto pericoloso, non a causa di quelli che compiono azioni malvagie ma per quelli che osservano senza fare nulla.”, l’indifferenza è il peggior nemico dell’uomo. Viviamo in un’epoca in cui non si è abituati a essere esposti, in cui si ha paura di intervenire e persino di agire contro la massa. Eppure rimanere in silenzio, osservare senza agire è spesso la scelta più facile, ma anche la più pericolosa. Ogni volta che ignoriamo un’ingiustizia, permettiamo che continui. Ogni volta che voltiamo lo sguardo davanti alla sofferenza di qualcuno, rinunciamo alla possibilità di fare la differenza. Non servono grandi imprese per cambiare le cose: basta trovare il coraggio di intervenire, anche con una sola parola o un semplice gesto. Perché spesso il contrario dell’eroismo non è la paura, ma l’indifferenza.

Non è quindi necessario che ognuno di noi faccia qualcosa di straordinario nella propria vita, ma basta un gesto, un sorriso, una battuta per cambiare il futuro di qualcuno. Non bisogna essere schiavi della paura e dell’indifferenza, ma combatterla con il coraggio e la grinta di fare del bene. Ognuno di noi ha la possibilità di diventare quel tipo di persona che, senza fare rumore, lascia un segno. E forse è proprio questo il significato più autentico dell’essere eroi: non essere ricordati da tutti, ma aver fatto la differenza per qualcuno.

Lorenza Tabbia



Il Salice

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