La divisa che divide

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di Giulia Baldini

Il dibattito relativo all’uso delle uniformi scolastiche è sempre stato messo in discussione da molti e ancora non esiste una soluzione in merito. La divisa a scuola viene per la prima volta introdotta nel sedicesimo secolo ed era costituita da lunghi soprabiti o semplici giacche blu.

Con il passare del tempo la pratica di indossare la divisa è stata adottata in molti paesi, soprattutto in quelli anglosassoni, come Gran Bretagna, Malta e Irlanda e riguarda la maggior parte delle scuole secondarie inglesi dove i giovani sono tenuti ad indossare divise conformi al regolamento scolastico. Sono considerate un mezzo per sostenere il concetto di uguaglianza e unicità tra i giovani. Sono composte da camicia, cravatta e giacca formale con sopra il logo della scuola, gonne fino al ginocchio per le ragazze, e pantaloni per i ragazzi. Questo tipo particolare di abbigliamento nelle scuole italiane non è obbligatorio, infatti vengono usate raramente solo in alcune scuole private.

Intervengono però alcuni delicati argomenti, come la sessualizzazione della donna da parte dei media, dal mondo dei fumetti giapponesi e dai videoclip delle pop star occidentali. Ad esempio, Britney Spears nel videoclip della canzone Hit me Baby One More Time si mostra ancora minorenne nell’immagine della studentessa in uniforme. Il fenomeno della sessualizzazione è dovuto alla strumentalizzazione del corpo femminile nella cultura pop.

Un altro argomento che si può introdurre è l’obbligo della divisa per persone di dottrine diverse da quella cattolica, come quelle islamiche. Quest’ultime devono violare il loro regolamento.Alle donne musulmane, infatti, secondo il libro sacro dell’Islam, il Corano, non è consentito lasciare scoperte le gambe e altre parti del corpo.

Considerando tutto, esistono anche alcuni vantaggi nell’indossare la divisa a scuola. Può evitare invidie e diatribe relative al vestiario; anche se è normale il confronto tra ragazzi, e soprattutto ragazze, sulle marche, i prezzi e i diversi modelli degli abiti, se tutti fossero vestiti allo stesso modo queste competizioni non esisterebbero. In molte scuole il codice di abbigliamento scolastico è rigido e prevede solitamente sobrietà da parte dei ragazzi mentre vieta alle ragazze l’uso di minigonne, pance scoperte, canottiere e pantaloncini corti, considerati vestiti provocanti e non consoni ad un ambiente scolastico. Queste restrizioni vietano ai ragazzi di esprimere la propria personalità. I vestiti caratterizzano un individuo e lo rendono unico, ognuno di noi ha uno stile diverso e si sente a proprio agio indossando capi singolari che sono il mezzo più efficace per rappresentare sé stessi.

Come dice John Wilton: “Prima di ogni altra libertà, datemi la libertà di conoscere, di esprimermi e discutere liberamente secondo coscienza”, quindi dateci questa libertà.

 

Redazione



Il Salice

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