Banlieues violente

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di Francesco Buzio

Nei giorni a cavallo tra giugno e luglio i telegiornali dell’Europa intera hanno posto sotto gli occhi di tutti le sommosse popolari iniziate in Francia in seguito all’uccisione di Nahel, un 17enne di origini nordafricane ad opera di un poliziotto avvenuta a Nanterre (Parigi). Infatti il giovane è stato ucciso con una pallottola al torace per non essersi fermato ad un posto di blocco. Il poliziotto è stato messo in stato di fermo ed è indagato per omicidio volontario. Dopo l’accaduto, sono esplose le proteste che si sono estese a molte città del Paese come Rennes, Nizza, Marsiglia, Lione, Parigi e addirittura in alcune città di Belgio e Svizzera.

Seppur ci fosse una maggioranza magrebina, i manifestanti appartenevano a etnie diverse, lasciando intendere una netta presa di posizione da parte di quasi tutti i giovani che si sono uniti di fronte ad una tale ingiustizia, che in fondo insieme agli emarginati sono sempre stati l’elemento propulsore dietro i movimenti di protesta unite alle immagini forti, come quella del giovane Nahel ucciso dalle forze dell’ordine.

Purtroppo però il dolore della protesta si è trasformato in rabbia scatenando in molte città una rivolta violenta che ha causato innumerevoli danni a mezzi di trasporto, edifici pubblici e personaggi politici locali.

Questo evento non è stato altro che uno dei tanti sintomi di ciò che si sta palesando negli ultimi tempi nel nostro Paese e in quelli limitrofi proprio come la Francia: tra i molti immigrati di seconda generazione delle periferie europee, stanchi di essere ghettizzati nelle banlieue, sta nascendo una vera e propria coscienza comune che porta ad un’inevitabile lotta di classe.

Questa gente infatti, vede finalmente rappresentata la propria triste quotidianità sia nel genere musicale della drill (molto in voga anche in Italia) nella quale i ragazzi trovano dei portavoce del loro disagio, oltre che nel mondo cinematografico in pellicole come la celeberrima La Haine (1995) o la più recente Athena (2022), in concorso per il Leone d’oro di Venezia al miglior film che racconta una situazione simile a quella corrente.

Nell’opinione di molti, per quanto ci siano state delle spiacevoli derive violente (ad esempio i tafferugli dell’aprile 2021 nel quartiere San Siro di Milano o i più recenti festeggiamenti per i successi della nazionale marocchina ai mondiali di calcio), è decisamente positivo il fatto che alcuni elementi emarginati vogliano migliorare il proprio status sociale ed assimilarsi al popolo locale del quale non sono mai riusciti a sentirsi parte. Questo fenomeno è ormai qualcosa di cui i politici devono occuparsi e gestirlo con cautela, proprio alla luce dei recenti fatti.

Alcuni di questi tuttavia hanno preferito esprimere il proprio dissenso criticando, come Matteo Salvini, “un’eccessiva tolleranza e un permessivismo giudiziario” a sua detta avvenuti in questi anni o come Marine Le Pen che denuncia uno “stato di disordine endemico” nel Paese e chiede l’istituzione di un “coprifuoco settoriale”.

Il rischio di queste manovre è però secondo altri che la spaccatura sociale tra la suddetta fetta di popolazione e la borghesia autoctona europea porti ad una situazione similare a quella degli Stati Uniti che dal secondo dopoguerra vede continuamente in lotta gli afroamericani e i repubblicani conservatori e che è tristemente sfociata nel sangue anche a causa di movimenti estremisti e violenti come le Black Panthers o il Ku Klux Klan.

Per evitare questo distopico scenario è dunque necessario agire sulle nuovissime generazioni che devono ancora capire che strada prendere; a questo proposito il lavoro delle scuole nei quartieri con prevalenza straniera ad esempio è fondamentale per far sentire i bambini stranieri perfettamente a loro agio nei Paesi europei e dunque allontanarli dalla discriminazione che ha portato i loro fratelli grandi alla propensione ad esprimere il proprio disagio nelle modalità sbagliate.

Redazione



Il Salice

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