L’importanza della divulgazione scientifica

Antonio Varaldo

Per i gli esperti, gli studiosi e i divulgatori come il professor Antonio Varaldo “la scienza è spettacolo” e non dev’essere accessibile solo a pochi esperti. La scienza è universale e attraverso la divulgazione può essere ammirata da tutti. Il professor Varaldo ritiene che il sapere scientifico debba essere condiviso con il grande pubblico: infatti collabora dal 1995 come divulgatore scientifico con UTET e Tuttoscienze. Da dieci anni ne ha fatto il suo “secondo lavoro” e ha iniziato a lavorare anche con editori scolastici come Sanoma, ex Pearson.

Interrogato su alcune questioni fondamentali in merito alla divulgazione scientifica, il professore spiega che in primo luogo, per distinguere quanto è vera divulgazione scientifica da informazioni imprecise o errate se non addirittura fake news è necessario verificare l’affidabilità del sito o dell’editore, che fungono da garanzia. Ad esempio, esiste la cosiddetta peer review, ovvero revisione tra pari, in cui altri esperti controllano e verificano il lavoro dei colleghi prima della pubblicazione. Esistono numerose riviste autorevoli, tra cui non ve n’è una migliore in assoluto, poiché dipende dal pubblico a cui sono destinate. Per i dilettanti vi è Focus, già più valido del web, mentre National Geographic è destinato a un pubblico un po’ più esperto. Infine per gli studiosi che desiderano aggiornarsi vi sono Le Scienze, edizione italiana di Scientific American, in cui i temi sono trattati in modo ancora più rigoroso e con un taglio tecnico. Purtroppo esistono anche molti giornali e riviste a cui non interessa molto la veridicità dei fatti e preferiscono pubblicare opinioni, meglio se contrastanti, solo per creare notizia.

Per quanto riguarda i divulgatori più convincenti, “Piero Angela è (stato) il numero uno”, ma anche Mario Tozzi è ottimo. In quanto ai professori e ai non professori che tentano di spiegare in maniera semplice le scienze sui social, è complicato valutarne la competenza e soprattutto comprendere quanto è effettivamente conoscenza e preparazione e quanto è retorica e abilità di intrattenimento. Infatti esistono tanti casi diversi e la situazione evolve molto velocemente e non è quindi facile da analizzare in tutte le sue sfaccettature. Per cui non si può esprimere un’opinione e “forse non si potrà mai verificare” chi sia davvero competente o chi abbia principalmente buone doti di comunicazione.

Chiediamo allora qual è l’importanza della divulgazione e perché comunicare il sapere scientifico al grande pubblico. Varaldo spiega che la scienza ha l’umile obiettivo di descrivere e spiegare la realtà. Infatti essa lega e accomuna tutte le persone proprio in virtù della sua universalità. Si pensi semplicemente che è collegata, se non ne è proprio fondamento, a discipline apparentemente lontane. Ovviamente occorrono delle approssimazioni e delle limitazioni nel comunicare il sapere. Se è vero che tutte le scienze possono essere oggetto di divulgazione, è anche necessario che quest’ultima sia differente a seconda del target e del tema trattato. Ogni pubblico è diverso e ha delle conoscenze di base variegate per cui il tema dev’essere ben delimitato e circoscritto considerando il contesto e la natura della divulgazione. Considerando ciò, è fondamentale comunicare il sapere scientifico anche perché la scienza ha un immenso ed evidente impatto sulla società in quanto è base del progresso.

Va poi anche detto che il pubblico in primis dev’essere interessato alla scienza. È abbastanza difficile mostrarne il fascino intrinseco e non solo la sua utilità a chi non ne è attratto in partenza o ne è addirittura spaventato. Da questi ultimi infatti la scienza può essere percepita come una minaccia alla propria autostima e colpevole di sfatare le loro credenze. I divulgatori, ma anche i neofiti e gli appassionati, sono già dall’infanzia “aperti curiosi” che hanno ben compreso che la scienza “nasce con l’ammissione della propria ignoranza e va avanti coi perché”. Esiste però un segreto affinché la scienza risulti non solo utile ma anche “bella da raccontare” e appassioni il pubblico: la creatività. Grazie ad analogie ed esempi si conquista l’attenzione del pubblico: “Un salatino all’inizio e un dolce in chiusura” sono la chiave per rendere la divulgazione accattivante.

Angelica Beretta



Il Salice

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