A come Srebrenica

di Matteo Morra e Francesco Bili
Si apre il sipario. Sul palco si vedono solo un tavolino, una sedia e un tappeto proveniente da Sarajevo. Sono tre oggetti di scena molto semplici che però, insieme all’attrice multidisciplinare Roberta Biagiarelli, danno vita alla testimonianza storico-teatrale sul genocidio di Srebrenica del 1995 intitolata “A come Srebrenica”.
Questo monologo viene messo in scena ininterrottamente da 28 anni in Italia e all’estero e ha al suo seguito più di 700 repliche. La nostra scuola ha avuto il piacere di ospitare quest’opera teatrale in occasione del trentesimo anniversario dal genocidio.

Gli studenti hanno potuto riflettere su un massacro avvenuto nel cuore dell’Europa, che sfortunatamente rischia di essere dimenticato. Attraverso l’interpretazione emozionante di Roberta Biagiarelli hanno potuto rivivere ciò che è accaduto in Bosnia tra il 1992 e il 1995, scoprendo verità che sono rimaste a lungo nascoste.
Durante la guerra seguita alla dissoluzione della Jugoslavia, la città di Srebrenica, abitata da musulmani bosniaci, era stata dichiarata zona protetta dall’ONU. Tuttavia, l’11 luglio 1995 le truppe serbo-bosniache guidate da Ratko Mladić, la occuparono senza essere fermate dai caschi blu. Ne seguirono stupri, mutilazioni, esecuzioni di civili e sepolture di vivi. Dopo la conquista, donne e bambini furono separati dagli uomini, che vennero deportati. 8372 civili furono uccisi.
Il massacro, che nel 2004 è stato riconosciuto come genocidio, è considerato il più grave in Europa dopo la seconda guerra mondiale ed ha rappresentato l’apice di anni di sofferenza per le guerre che interessarono i Balcani negli anni ‘90. Il Tribunale Penale Internazionale per l’ex Jugoslavia con sede all’Aia ha in seguito condannato i principali responsabili, tra cui Ratko Mladić e Radovan Karadžić, all’ergastolo per genocidio e crimini di guerra.
Al termine del monologo, nella mente di tutti i presenti non poteva che risuonare la frase, tratta dall’ ”Antigone” di Sofocle, con cui l’opera è iniziata e si è conclusa:
“Tra quante cose esistono terribili. Nessuna è più terribile dell’uomo”
La giornata, però, non si è conclusa qui: dopo questo primo momento di teatro, il palco ha ospitato Roberta Biagiarelli, Amir Kupric e Massimo Biagini.

Amir Kupric, ingegnere nato in Bosnia, è un testimone diretto di ciò che è accaduto durante la guerra. Infatti ha raccontato di come, quando aveva undici anni, nel dicembre del ‘92, dovette scappare dal suo paese d’origine con un convoglio di bus clandestini per sfuggire dagli orrori della guerra. Successivamente, nel gennaio del ‘93 arrivò a Rovato, in provincia di Brescia, dove ricominciò una nuova vita. Fu costretto ad abbandonare tutto ciò che aveva in Bosnia per poter costruire un futuro migliore per sé e per la sua famiglia, partendo da zero in un nuovo paese. Dovette diventare un “bambino-adulto”, non potendo godere di quella parte dell’infanzia in cui si gioca e si esce con gli amici. Per molto tempo Amir non ha capito cosa fosse successo, data la scarsità delle informazioni, ma poi, grazie al monologo di Roberta, ha compreso ed è finalmente riuscito a togliersi la rabbia e il peso che aveva dentro.
Il secondo a parlare è stato Massimo Biagini, Generale di divisione, Croce d’oro al merito dell’esercito italiano, Comandante della formazione specialistica dell’esercito a Torino e Comandante di alcune spedizioni in Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Lui, dopo aver fatto una panoramica sul contesto geopolitico dell’epoca, ci ha spiegato dal punto di vista tecnico e militare come funzionavano le spedizioni delle forze delle Nazioni Unite, evidenziando la differenza tra azioni di peacekeeping, ovvero di mantenimento della pace in cui l’uso della violenza da parte dei caschi blu non è consentito se non per autodifesa, e di peace-enforcement, che prevedono l’uso della forza coercitiva per imporre la pace o cessate-il-fuoco.

Infine Roberta Biagiarelli ha raccontato come Srebrenica sia stata per lei l’inizio di un viaggio che è proseguito ben oltre la testimonianza teatrale. Lei si reca lì ogni anno, organizzando anche dei viaggi della memoria, e ogni volta ritorna a casa arricchita con qualcosa di nuovo.
Inoltre, ha pubblicato insieme a Paolo Rumiz una trasposizione del suo spettacolo sotto forma di podcast. Si intitiola “Srebrenica, il genocidio dimenticato” ed è disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme dallo scorso luglio.

Tutti e tre hanno concluso i loro interventi evidenziando come la guerra sia sempre inaccettabile per via dell’incredibile sofferenza che porta a tutti. Hanno anche lasciato un messaggio ai giovani che li stavano ascoltando, invitandoli ad essere sempre curiosi, desiderosi di scoprire ed imparare, ma anche a non farsi trasportare dalle mode, approfondire le informazioni che ricevono per non farsi manipolare ed essere protagonisti del proprio futuro.




