Esisto, sento, amo

Il mondo è composto da materia, atomi, cellule, pelle, ossa, e oggetti che occupano uno spazio. Eppure ogni volta che stringiamo davvero qualcosa, non siamo noi a trattenerla: è lei che ci attraversa e ci cambia.
Probabilmente non siamo corpi che sentono, ma sensazioni che per un attimo hanno trovato un corpo. Perché l’amore non esiste senza la sensazione di sentirsi scelti, l’odio arriva come nodo che si contorce nello stomaco e la nostalgia vive nel peso dei ricordi. E allo stesso modo il vento non è vento finché qualcuno non lo sente fra i capelli, e i colori non sono tali finché uno sguardo non li accende.

Ed è paradossale pensare che trascorriamo la vita rincorrendo oggetti e obiettivi concreti, eppure nessuna di queste vale per ciò che è, bensì per ciò che fa nascere in noi. Una fotografia è carta, una canzone aria che vibra, una poesia solo parole, un abbraccio pressione fra due corpi. Eppure ci cambiano, sfidando il confine fra materia e significato. Ma probabilmente non c’è un confine, è solo una linea tracciata sull’acqua.
Forse il significato è l’istante in cui materia smette di essere soltanto materia e diventa memoria, ferita, stupore. È il brivido che fa breccia nell’apatia e ci ricorda di essere vivi.
E così ciò che salva una persona distrugge un’altra, una parola può essere una carezza e una ferita, il silenzio può essere pace e abbandono, e tutti viviamo in universi completamente diversi sul fallace equilibrio delle nostre sensazioni.

Per questo il problema non è capire gli altri, ma capire sè stessi, e ció che si sente davvero. E finiamo per confondere la paura con la prudenza, l’abitudine con l’amore, la quiete con la solitudine, e piano piano ignoriamo ciò che proviamo e ci dimentichiamo del modo in cui ogni cosa ci attraversa e ci cambia, di essere vivi.
Siamo più pensieri, ricordi, paure, e speranze che ossa e sangue, e se ci fermiamo ad analizzare come ogni cosa ci trafuga, capiamo che è in quella parte invisibile e immisurabile che esistiamo davvero.




