Ricordando la professoressa Silvia Scaranari

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A Valsalice qualche giorno fa si è tenuta una toccante cerimonia per ricordare la figura di Silvia Scaranari, professoressa di Storia e Filosofia da noi ma anche anima di Alleanza Cattolica e stimata intellettuale impegnata nel dialogo interreligioso. Di fronte alla famiglia, chi l’ha conosciuta come docente e come studiosa ha voluto ricordarla con qualche parola e con alcuni aneddoti prima della celebrazione eucaristica. Tra i diversi interventi, particolarmente commoventi sono state le parole di un’ex allieva e di un ex allievo che ci hanno lasciato il loro ricordo.

 

 

Non è facile trovare le parole giuste per iniziare un discorso sulla Professoressa Scaranari, dunque faccio affidamento, per dare struttura al mio pensiero, alla materia da lei insegata: la filosofia. Infatti, tra le sue tante sfaccettature, può essere utilizzata come strumento di chiarezza in momenti insoluti, in cui si ha bisogno di essere guidati. Aristotele diceva: “La cultura non è un ornamento nella buona sorte, ma un rifugio nell’avversa.” Per lei, la filosofia non era una materia da libri chiusi, ma uno strumento vivo.  Mi ha insegnato che lo studio, non serve a riempire la testa, ma a dare una direzione ai propri passi. Aristotele parlava spesso del passaggio dalla potenza all’atto. Spiegava che ognuno di noi è un insieme di possibilità che spesso facciamo fatica a vedere. La Professoressa aveva il raro dono di saper vedere l’atto dentro la potenza: sapeva vedere chi saremo potuti diventare anche quando eravamo smarriti, confusi o fragili. Nel mio percorso, la sua presenza è stata un punto fermo. In un periodo di grande incertezza, mi ha offerto il rigore della filosofia come bussola. Anche se ammetto che certe volte, mi sarebbe piaciuto incontrare i passati autori per chieder loro di essere più coincisi e comprensibili… capisco ora, che era proprio quello il loro obbiettivo, far trovare a noi il modo giusto per trasformare i loro tomi in piccole frasi da ricordare.

La Professoressa, me la ricordo così, una vera Maestra, che ti indica dove guardare, ma non cosa vedere. Lei mi ha insegnato che il nostro valore non risiede in ciò che appare, ma nella forza e nella libertà del nostro pensiero. Per questo motivo, la sua lezione più grande non è finita con l’ultimo suono della campanella; continua a vivere nel mio modo di guardare e affrontare il mondo.

Non posso che ringraziarla, Prof, per aver creduto nella mia “potenza”, anche quando io ancora non riuscivo a vederla. ‎

                                                                                                                                                                                                                        Matilde Castagno

 

Buonasera a tutti e a tutte, sono un ex studente di questa scuola e un allievo della professoressa Scaranari. Ringrazio la professoressa Cara che mi ha chiesto di dire alcune parole in memoria. Ma trovare le parole per ricordare la professoressa Scaranari non è facile. È stata mia insegnante di Storia e Filosofia, ed è anche grazie a lei se ho poi proseguito i miei studi in questo ambito.

Inizierò con una citazione, forse un po’ banale.

Si è soliti dire che il ruolo degli insegnanti nei confronti degli studenti sia non di trattarli come vasi da riempire, ma che la loro funzione sia di essere scintille che ne accendano il fuoco.

Da “storico” posso dirvi che questa citazione risale a Plutarco, si trova nelle prime pagine dei Moralia. E posso proseguire raccontando l’influenza di questi scritti su pensatori successivi come Montaigne, che riprendendo dall’antico maestro ci teneva a mettere in guardia dai rischi per gli studenti perché, “come le piante soffocano per il troppo umore e le lampade per il troppo olio, così fa l’attività dello spirito per il troppo studio”.

Ecco, quando passavo le mie giornate per questi corridoi, cercando di mettermi al riparo dai rischi del troppo studio, capitava che la professoressa intercettasse il mio interesse per la Storia, mi stimolava a parlarne, mi spingeva a tirare fuori quel che sapevo, anche se usciva dai programmi scolastici o da quello che c’era scritto nei manuali. Accendeva la scintilla, per tornare a Plutarco.

Ora, un buono storico potrebbe continuare il discorso avanzando sulla linea del tempo, potrebbe arrivare fino alla moderna pedagogia, a come abbia fatto sua la lezione di Plutarco; oppure esplorare quante volte sia stata attribuita ad altri, riscritta, manipolata la citazione. Di questo si potrebbe occupare.

Un buon oratore, invece, dovrebbe provare a colpire il pubblico, ribaltando il punto di partenza con cui apre il discorso. Potrebbe dire che con le scintille si fanno gli incendi, ma tenere vivo un fuoco è tutt’altra storia. Che, insomma, accendere interessi non è sicuramente facile. Ma un grande insegnante non si preoccupa soltanto di appiccare roghi. Che il suo ruolo non si esaurisce nel fornire spunti. Un grande insegnante sa che insegnare è una responsabilità, e, soprattutto, sa che bisogna insegnare la responsabilità. Lo sapeva la professoressa Scaranari.

Mi perdonerete, sto per compromettere la poca credibilità che ho come storico, ma scivolerò di nuovo nella memoria. Ricordo bene di un giorno, la professoressa Scaranari aveva ormai intuito della mia predilezione per la Storia, e decise di prestarmi un suo libro, per parlarne poi ai miei compagni: non una presentazione; aveva detto: una lezione.

E poi me ne diede un altro, con lo stesso scopo.

E poi ancora mi chiese se avessi voglia di spiegare un certo argomento, su cui poi avrebbe interrogato.

Per fortuna non domandò mai durante quelle interrogazioni dell’importanza della guerra dello Schleswig-Holstein nel processo di unificazione tedesca, su cui mi ero per qualche motivo fissato, o i miei compagni me l’avrebbero fatta pagare. Però non aggiunse altre spiegazioni su Bismarck e sulla nascita dell’impero tedesco. Mi affidò il compito, fidandosi di me.

I discorsi sull’utilità o il danno della Storia per la vita possiamo lasciarli ad altri. Quello che mi ha insegnato la professoressa, e che lo abbia fatto usando la Storia ha poca importanza, è di prendere con serietà ciò che si fa, di applicarsi con impegno, di sforzarsi anche quando le cose ci vengono apparentemente facili. Di essere responsabili. A essere responsabili con il proprio fuoco.

La professoressa Scaranari mi ha insegnato questo, e lo ricordo con gratitudine.

                                                                                                                                                                                                                        Gabriele Bertinetto

 

 

 

Redazione



Il Salice

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