Macbeth: il prezzo del potere

Come un innocente topo è attratto dal formaggio posto all’interno della luccicante trappola mortale, allo stesso modo Macbeth è ammaliato dalla persuadente voce del potere, che segue precipitosamente, leggi senza pensare alle nefaste conseguenze.
La tragedia di William Shakespeare ruota intorno a un tema odierno, passato e futuro: la sete di potere. Scritta nell’Inghilterra del Cinquecento, la rinomata tragedia ha ancora oggi la capacità di far riflettere su un mondo consumato dal materialismo e dalle manie di grandezza. È inoltre simile per i temi trattati ad un’altra illustre tragedia dello scrittore, Amleto, caratterizzata dalla famosa riflessione: “Essere o non essere, questo è il dilemma”. Nella tragedia vediamo protagonisti Macbeth e la moglie Lady Macbeth. Sarà proprio ella a convincere il marito a compiere atti ignobili, per essere poi perseguitata dai sensi di colpa e dalle allucinazioni. L’amore che i due condividono è puramente materiale e utilitaristico, probabilmente frutto di un matrimonio combinato. L’amore in questa tragedia è diverso, più superficiale rispetto ad altre opere di Shakespeare come Romeo e Giulietta o Antonio e Cleopatra. Si percepisce la profonda divergenza grazie a una celebre frase presente in Antonio e Cleopatra, pronunciata da Antonio in risposta alla domanda di Cleopatra sulla grandezza del suo affetto nei confronti della medesima: “È un amore miserabile quello che si può misurare”, citazione che sottolinea l’immensa benevolenza nei suoi riguardi.

La colpa però delle azioni di Macbeth non va attribuita esclusivamente alla moglie malvagia ma anche alle streghe che lo persuadono, facendo a lui vaghe promesse. Le tre megere possono essere facilmente ricondotte alle tre Moire, tipiche dell’epica tradizionale, che tutto e tutti sovrastano. Il fato, in questo caso rappresentato dalle streghe, è subdolo e nessun uomo è in grado di sfuggirgli. Macbeth stesso tuttavia, esaltato dalla possibilità di diventare re, pecca e si macchia della colpa più grave: l’omicidio. Infatti, nascosto dal buio della notte, uccide il re per usurpargli il trono, incolpando poi le guardie, e per evitare di essere scoperto, uccide tutti coloro che dubitano della sua sincerità.
Il potere è capace di dare alla testa, porta all’egoismo e all’impulsività. Si tratta di un tema notevolmente attuale. Infatti la stessa sete di potere presente già secoli or sono, porta alle odierne opprimenti guerre come quelle combattute in Ucraina e in Palestina o lotte civili cruenti come quella in Sudan. Quest’opera riesce a farci soffermare, guardare il mondo con occhi diversi e vedere la degradazione morale in cui stiamo lentamente scivolando. Nonostante l’iniziale prontezza di Macbeth, viene successivamente assalito dai sensi di colpa e la sua anima è affetta da una dicotomia profonda, che lo porta a momenti di follia e a vedere il fantasma del re assassinato, come accade anche in Amleto. Lo stesso succede alla moglie istigatrice, la quale inizia a essere perseguitata dalle allucinazioni e vede le sue mani perennemente insanguinate. Com’era già visibile nei poemi omerici, coloro che peccano di “ύβρις”, il peccato più grave secondo l’antichità, verranno duramente puniti. Infatti MacDuff, nobile fuggito da corte poiché aveva compreso gli ignobili piani del nuovo re, ritorna seguito da un imponente esercito, con il quale invade il castello di Macbeth e lo uccide tagliandogli la testa e mostrandola al suo esercito che, ironicamente, celebra il re decapitato.
Questa tragedia, nonostante non si tratti del classico romanzo da leggere facilmente nel letto mentre gradualmente si scivola tra le braccia di Morfeo, è adatta agli adolescenti e agli adulti. Macbeth riesce a farci comprendere, sotto un punto di vista teatrale, i pericoli dell’arte della persuasione, della parola stessa e allo stesso tempo la grande capacità che l’uomo possiede di autodistruggersi, lentamente ma inesorabilmente. Infatti l’opera può essere riassunta nella frase: “L’uomo è la causa di tutti i suoi mali”.



