Il divino nella letteratura e nell’arte

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L’Invisibile ha sempre avuto la capacità di affascinare l’uomo come una sorta di “cubo di Rubik” da risolvere. In molti hanno tentato di vincere questa sfida, a volte superando anche quelli che possono sembrare i limiti umani. Il divino è sempre stato come una calamita, spingendo l’uomo a raccontarlo o rappresentarlo, in modo da dargli una spiegazione. Tra i primi a narrare il divino ci furono coloro che scrissero la Bibbia e i Vangeli. Attraverso le loro opere posero le basi per il rapporto con l’Invisibile, facendo sì che tutti gli uomini conoscessero il Dio cristiano e suo figlio. Ancor prima delle Sacre Scritture i filosofi naturalisti avevano fornito la loro interpretazione del divino, anche se le loro opere andarono perdute. I Greci ritenevano che l’universo non fosse stato creato dal nulla, come i cristiani e gli ebrei, ma credevano che in principio ci fosse il caos poi trasformato in cosmos per mezzo di una forza divina. Inoltre erano convinti che Dio fosse immanente, cioè che si trovasse in tutti gli elementi del mondo. D’altro canto Aristotele interpretava il divino come primo motore che muove tutto l’universo. Tuttavia Dio, nella sua visione, è amato ma non può amare in quanto atto puro. Nella dimensione della tragedia greca, le divinità erano rappresentate con caricature fin troppo umane, pronte a gettare sugli uomini qualsiasi tipo di disgrazia a causa della tracotanza di quest’ ultimi. Dunque erano creature da temere. Anche nella società romana era così. Si ritiene ciò poiché nei testi religiosi i sacerdoti romani, che benedivano la terra, pregavano gli dèi affinchè si placasse la loro ira. Il divino è sempre stato affascinante, ma allo stesso tempo da temere, sia in ambito pagano che in quello cristiano con il Dio vendicativo dell’Antico Testamento. Nel Medioevo si può osservare la paura del divino anche negli affreschi delle chiese, rappresentanti l’Inferno come monito affinché i fedeli non peccassero. Lo stesso Dante mostra ai lettori nella Divina Commedia gli effetti delle azioni che vanno contro la volontà di Dio. Ulisse è il perfetto esempio di un uomo che si è spinto troppo oltre, che ha superato la propria finitezza attraversando le Colonne d’Ercole. In quel determinato episodio Dante fa comprendere che in quanto esseri umani bisogna essere subordinati a Dio e averne timore, poiché se si pecca di tracotanza, la sua vendetta non tarderà ad arrivare. Dal timore per il divino nel Rinascimento si passa a una maggiore consapevolezza del libero arbitrio e si comprende che l’uomo è importante tanto quanto Dio. Lo stesso Boccaccio pone come protagonista delle sue novelle l’uomo e non più il Signore. Nonostante ciò il divino è comunque uno dei pilastri della società rinascimentale: infatti rimane uno dei temi più rappresentati nel mondo dell’arte. Michelangelo dipinse la Cappella Sistina rappresentando scene di carattere divino. Il famosissimo incontro tra il dito dell’uomo e il dito di Dio è l’emblema del rapporto uomo – Invisibile e fa comprendere come la posizione dell’uomo rispetto al Signore si sia evoluta. Ciò non significa che l’uomo sia più importante, ma solamente che sia più consapevole del proprio ingegno. Nel corso del tempo i temi rappresentati variarono. Si iniziò a rappresentare il paesaggio che circonda l’uomo. I pittori danno l’impressione di voler rappresentare la grandezza e la bellezza dell’opera del Signore. I grandi cieli di Turner sembrano voler raggiungere un’altra dimensione: quella del cielo, che non è mai appartenuta all’uomo. Le nuvole chiare e serene, ma anche il cielo in tempesta, affascinano facendo sorgere nell’osservatore un sentimento di stupore.

I paesaggi bucolici di Constable e Fattori sembrano tendere a sottolineare l’operato del divino in Terra, come se Dio fosse in ogni spiraglio d’aria, in ogni foglia e filo d’erba. Dio è visto come il Creatore di tutto. Con il tempo le rappresentazioni del divino diminuirono e soprattutto nel 1900 si iniziò a rappresentare elementi più astratti, incentrati sull’uomo.

Anche nella letteratura avvenne ciò gradualmente. Coloro che hanno tentato di spiegare o rappresentare l’inspiegabile e l’irrappresentabile si sono spinti oltre le loro semplici capacità umane. Al giorno d’oggi sono in pochi ad esercitare ancora questa virtù. Gli altri raramente sono dotati di un “sesto senso” che permetterebbe loro di vedere l’Invisibile. E più raramente hanno la capacità di narrarlo o rappresentarlo.


Il Salice

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