La vita delle donne come calze smagliate: omaggio Simone de Beauvoir

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Simone de Beauvoir è stata un faro: con le sue parole ha illuminato la nebbia che, fino a quel momento, aveva sempre avvolto le donne, protagoniste silenziose della storia. “Il secondo sesso” è un vortice di parole passate di mano in mano, da donna a donna, come fil rouge di una rivoluzione che ancora oggi è in atto, e che affonda le proprie radici nelle parole audaci di de Beauvoir. E per questo il saggio della filosofa continua a essere letto e riletto, interpretato, criticato, amato e soprattutto discusso.

Silvia Grasso e Jennifer Guerra, due filosofe e scrittrici, ci hanno condotto nella conferenza “Omaggio a Simone de Beauvoir” del Salone del Libro 2026 all’interno de “Il secondo sesso” il cui cuore pulsante è la voce flebile femminile che diventa, fra le pagine, il racconto crudo e tagliente della realtà femminile che si eleva fra filosofia, femminismo e cultura.

Il saggio ha una vera e propria Odissea, un po’ come tutte le grandi voci caparbie della storia: viene pubblicato, diviso in due volumi, in Francia nel 1949, in Germania nel 1951, nei paesi anglofoni nel 1953 e in Italia acquista i diritti ma non viene ancora pubblicato perché la tenacia della filosofa incuteva timore, e negli stessi anni rientra fra i libri proibiti del Vaticano. E di proibito c’è l’esperienza femminile: la filosofa si accorge che gli intellettuali hanno sempre risposto all’interrogativo sull’identità dell’uomo, ma nessuno ha mai nemmeno indagato sulla natura della donna. “La vita della donna è come quella delle calze smagliate” afferma l’autrice nel saggio, ed è lei ad analizzare, come abile sarta, le scuciture della complessa realtà femminile.

La filosofa comincia dalla letteratura, dall’arte, dalla cultura e soprattutto da marxismo, psicanalisi e oggettività della storia. Ma la vera pennellata di colore nella tela bianca dell’indifferenza è l’esperienza vissuta che occupa gran parte de “Il secondo sesso”: la quotidianità delle donne è tutto ciò che è sempre stato escluso dal pensiero occidentale. E protagonista dell’esperienza quotidiana è il corpo femminile come singolo individuo in una società basata sulla sua esclusione, sfruttamento e irrilevanza. La donna con de Beauvoir diviene il polo negativo di una società in cui l’uomo occupa entrambi i poli.

L’atto rivoluzionario emergente dalle parole della filosofa destò in molti ambienti accademici disprezzo: lo stesso Remo Cantone negò la natura filosofica di questo testo, svilendolo solo perché raccontava della cruda esperienza quotidiana delle donne. In seguito con il femminismo francese negli anni ‘70 venne riletto e criticato per la sua conclusione mirata a cercare armonia con l’uomo e un’uguaglianza alla ricerca di umanità condivisa. E Simone non si oppose al femminismo radicale che criticava il suo finale: come hanno ipotizzato Silvia Grasso e Jennifer Guerra, Simone sapeva di aver concluso il suo ruolo da grande madre del femminismo.

Negli anni Ottanta l’antenata illustre del femminismo venne riletta e apprezzata, e soprattutto analizzata nei primi studi di genere. Fino ad oggi in cui viene studiata e ricordata come colei che ha saputo porre al centro della riflessione la donna. “Donna si nasce, non si diventa” è diventato il motto con cui è oggi universalmente conosciuta: la riflessione incessante sulla natura e sul punto di vista femminile è un inno all’importanza delle domande, soprattutto oggi in cui si pretendono le risposte senza saper porre le domande, e un interrogativo ancora valido oggi a livello politico e sociale.

Simone partendo da questa fondamentale domanda, infatti, va a indagare su chi e come si è parlato di femminismo: le donne hanno ottenuto il diritto di voto e per la maggior parte degli uomini la questione femminile è risolta. Ma Simone invita a rompere ogni tipo di chiusura, e questo è forse fra i messaggi più moderni della filosofa: oggi c’è chi nega l’esistenza del patriarcato e delle disuguaglianze sociali, ma bisogna aprire questo enorme vaso di Pandora e riflettere e domandarsi ancora, e sempre, sulle donne. E raccontarlo: il linguaggio fa esistere, è il faro che illumina gli interstizi nebbiosi della nostra società.

Simone de Beauvoir si può dunque conoscere nelle scuciture delle vite delle donne da lei analizzate, lasciando a noi il ruolo di ricucire ciò che ancora oggi la maggior parte delle persone nega.

Costanza Castorina



Il Salice

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