Cara Giulia

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Cara Giulia,

Sono una tua collega di ingegneria biomedica. So cosa ti è stato strappato via. Il sudore di anni passati a studiare, la voglia di cambiare il mondo e la gioia dei traguardi raggiunti. Ti saresti dovuta laureare, avresti dovuto discutere la tesi, saresti diventata dottoressa (il sogno di ogni studentessa), quella corona doveva essere sulla tua testa, so che avevi già tutto pronto perché è così che dev’essere. Ti sei preparata in anticipo, ignara dei piani che Filippo aveva per te.

 

105 donne prima di te sono state uccise quest’anno: ora le ragazze urlano “Mamma, se sarò la prossima, voglio essere l’ultima”, inneggiando la poesia di Cristina Torre Cáceres. Ci uccidono dicendo che è giusto così: per il modo in cui ci vestiamo, perché pensano che siamo infedeli, perché beviamo un bicchiere di troppo durante una festa con le amiche. Tua sorella ha dichiarato che gli altri assassini erano uomini “fuori dalla società”, ma abbiamo definito che stavolta è stato il “bravo ragazzo”, e da ora noi abbiamo più paura, non possiamo più fidarci neanche dei bravi ragazzi? Di quei ragazzi che un tempo amavamo e che si sono offerti di accompagnarci a comprare le scarpe per la laurea. Sai quale commento mi ha colpita più di tutti? Quello di un bambino di 11 anni, Emanuele, che fuori dal portone di casa tua ha messo un bigliettino con scritto “Prometto di non essere come Filippo”: ma ai bimbi non bisognerebbe insegnare a sognare?

Di solito in queste situazioni si fanno i minuti di silenzio. Per te, invece, stiamo facendo rumore, nelle università e per le strade, perché ci devono sentire tutti e perché abbiamo il diritto di non avere più paura ad uscire la sera. Jolanda Renga ha detto in un video che i suoi nonni le hanno regalato lo spray al peperoncino da mettere nella borsa. Ma perché noi ragazze dobbiamo uscire di casa partendo dal presupposto che potremmo doverci difendere da qualcuno? Ormai dobbiamo fare attenzione anche ai ragazzi che abbiamo accanto ma purtroppo ci ricadiamo sempre perché ci dicono che non lo faranno più, e noi ci crediamo perché noi siamo innamorate: noi sappiamo cosa sia l’amore a differenza loro. Emanuele a 11 anni sa cosa sia l’amore, Filippo a 22 non lo sapeva, eppure diceva di amarti.

La tua storia, cara Giulia, ha dato coraggio a molte altre donne che sono riuscite a chiedere aiuto per separarsi da uomini violenti e speriamo che questo sia il lieto fine alla tua tragica storia. Ad ogni nostra laurea un brindisi sarà per te.

Rachele Parravicini

Nata principessa cresciuta Babbo Natale, un angelo bianco dalla perfidia fatale.



Il Salice

Il “Salice” nasce nel 1985. Negli ultimi sette anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli online.


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