Bisturi e corsie

enrico gibin

di Cecilia Bussi e Camilla Stigliani

La redazione del Salice ha avuto l’occasione di incontrare il dottor Enrico Gibin, ex allievo di Valsalice e chirurgo generale all’Ospedale Cottolengo di Torino. Il dottor Gibin si è laureato all’Università degli Studi di Torino presso la facoltà di medicina nel 2009 e sebbene chirurgia non fosse la sua prima scelta, il destino l’ha indirizzato lì. Con la redazione Enrico ha tenuto un discorso riguardante la sua professione a partire dall’inizio dell’università fino a subito dopo la specializzazione. Il suo però non è stato uno dei soliti discorsi riguardo la facoltà di Medicina quali ad esempio quanto fosse difficile il corso o quanto fosse importante il suo lavoro. Ha iniziato infatti dicendo che il suo era il mestiere più bello al mondo, ma poi ha anche elencato i vari disagi di questo: gli eventuali problemi legali che possono insorgere, quanto poco sia flessibile l’orario di un medico e la difficoltà di separare la vita privata da quella lavorativa. Il dottor Gibin ha poi evidenziato quanto la fortuna avesse giocato, per lui, un ruolo fondamentale: il suo primo lavoro come chirurgo l’aveva ottenuto infatti grazie a un amico che l’aveva indirizzato ad un primario di chirurgia.

 

Tra i vari punti negativi da lui citati riguardo la facoltà di medicina, ha ribadito più volte come nella maggior parte dei casi la specializzazione non prepari effettivamente alla vita lavorativa, ma quanto spesso gli specializzandi si trovano con in mano un bisturi solo alla fine del loro percorso di studi.

Enrico ha anche spiegato la difficoltà a superare i molteplici esami, specialmente quello finale del quinto anno, il tutto gestito dai “baroni”, professori universitari con alle spalle molti anni di carriera. Lo stesso dottor Gibin ha confessato di essere andato fuori corso ben due volte per questo motivo. Enrico Gibin è l’esempio di come si debbano inseguire i propri sogni per realizzarli, anche se sembrano irraggiungibili, e ha mostrato di non aver avuto paura di sporcarsi le mani, iniziando anche da incarichi poco appaganti ma funzionali alla crescita come medico.

Redazione



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