Ustica, alla ricerca della verità con Donato Firrao

“Mi portavo alcuni pezzi a casa e li nascondevo sotto il letto”. Sono queste le parole che fanno scattare lo stupore, ma che testimoniano anche il duro lavoro e il momento storico in cui l’ing. Donato Firrao ha lavorato. Un momento pieno di tensione, con al centro la strage di Ustica. Giorni in cui per proteggere le prove che potevano essere decisive si ricorreva a ogni metodo.
Lo scorso venerdì pomeriggio la redazione del Salice ha invitato l’ingegnere Firrao a raccontare del suo coinvolgimento diretto nelle indagini riguardo la strage di Ustica. Egli, infatti, essendo un esperto nel settore dei materiali metallici e nella frattografia e anche ex docente e preside del Politecnico di Torino ha partecipato alla commissione metallografica e ha lavorato per ricostruire il DC9 caduto il 27 giugno 1980 che ha provocato la morte di 81 persone.
Questo incontro è stato utilissimo per preparare la redazione alla gita che avverrà venerdì 17 e sabato 18 aprile durante la quale il gruppo di studenti visiterà il Museo per la Memoria di Ustica e seguirà un incontro con la presidente dell’associazione delle vittime, la senatrice Daria Bonfietti.
L’ingegnere ha presentato delle foto scattate durante le perizie che mostravano semplici frammenti dell’aereo e la fusoliera ricostruita e presente nel Museo della Memoria a Bologna. Se ad una prima occhiata alcuni frammenti potrebbero sembrare inutili, in realtà, essi ad un occhio esperto forniscono numerose informazioni sulla caduta dell’aereo e le ipotesi riguardo alla strage.
In questo senso, Firrao grazie alle indagini sue e dei suoi colleghi, sotto la direttiva del giudice Priore, è riuscito a confutare alcune ipotesi inizialmente avvallate come quella del cedimento strutturale o della presenza di una bomba a bordo. In particolare, ha spiegato alla redazione il perché è scoretto affermare che ci fosse una bomba nascosta sull’aereo o addirittura nel bagno del DC-9.

Durante il lavoro, infatti, ha ritrovato dei resti della cornice della porta delle toilette che indica come la rottura della porta sia avvenuta verso l’interno. Questo rende quindi impossibile ipotizzare lo scoppio di una bomba proprio all’interno. Inoltre, tra i ritrovamenti era anche presente il tappeto che copriva il pavimento dell’aereo: esso non presenta bruciature ed è, dunque, ancora una volta, possibile affermare l’assenza di un esplosivo sull’aereo.
Alla redazione, poi, ha mostrato altre foto, questa volta di un aereo diverso, non del DC-9, bensì di un Boeing 747 esploso in Scozia a Lockerbie nel 1988. Di questa strage si è sicuri che la causa sia un ordigno esploso sull’aereo. È, quindi, possibile confrontare i frammenti provenienti dai due aerei. Nonostante le apparenti differenze, l’ingegnere Firrao ha spiegato come nel caso dell’aereo scozzese i frammenti presentassero caratteristiche che confermano l’esplosione, elementi che, invece, sono assenti dalle schegge del DC-9.
L’ipotesi della bomba si inserisce nel contesto della strage in modo interessante; attraverso essa, infatti, la responsabilità del fatto viene scaricata ai controlli fatti prima del decollo e viene, dunque, usata come strumento per nascondere invece la scomoda verità. Quella sera d’estate, infatti, il DC9 probabilmente è caduto in maniera diretta o indiretta a causa di un’azione militare di intercettazione di un Mig libico e questo apre una questione più ampia caratterizzata da depistaggi, influenze della NATO e dei servizi segreti sul territorio italiano, opere di guerra in periodo di pace…

Una verità difficile da trovare perché nascosta non solo da depistaggi, ma anche dalla tensione e dalla paura che emergono in quel periodo.
L’ing. Firrao ha messo in evidenza, poi, la complessità del suo lavoro di ricerca, oltre a analizzare i pezzi dell’aereo egli ha formulato ipotesi spesso scomode. Un esempio riguarda sicuramente quella circa l’ala destra di cui ha raccontato alla redazione di aver analizzato dei punti particolari che testimoniano il contatto con una superficie esterna che potrebbe essere quella di un oggetto, missile o altro aereo, presente nei cieli di Ustica.
Questo incontro si aggiunge ai numerosi approfondimenti fatti dalla redazione sul tema degli anni di piombo in Italia e esplora un settore che spesso viene tralasciato. Durante le ricerche sul tema, infatti, ci si concentra maggiormente sui fatti e i depistaggi, spesso dimenticando il ruolo di rilevanza che gli specialisti, gli ingegneri e i periti hanno dovuto ricoprire per aiutare a riportare a galla la verità. Ruolo che l’ingegnere Firrao ha spiegato in molteplici dettagli alla redazione.




