Studiare, oggi

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Il valore dello studio continua ad evolversi. Per gli antichi era il passatempo prediletto, un privilegio destinato alle classi sociali più alte. Nell’era digitale invece assume spesso una connotazione negativa. Sui social si è diffusa nei più giovani la concezione, alimentata da guru dell’internet, che lo studio e l’andamento scolastico non debbano essere seguiti in quanto non sono intrinsechi al futuro dell’individuo. È dunque diventato sinonimo di noia, di un’attività insensata. Questo è anche legato alle distrazioni che catturano la mente umana, alla celerità della società ed alla concorrenza. Il primo ostacolo causa la perdita della concentrazione, Il secondo lo smarrimento di fronte alla quantità delle notizie e all’impossibilità di fermarsi per approfondire certi studi e il terzo genera l’ansia. Le università sono cresciute e così il numero di candidati che aspirano a parteciparvi, questo implica la consapevolezza di dover faticare prima di raggiungere il proprio obiettivo e la paranoia scaturita dal dover primeggiare. Sebbene le sfide ardue superate abbiano sempre suscitato ammirazione verso l’individuo che le ha intraprese, negli ultimi anni il fascino viene rapito da coloro che affermano che quelle stesse sfide non siano un dovere che l’obiettivo si possa raggiungere attraverso delle scorciatoie: “Work smarter, not harder”.

 

 

Esiste dunque la certezza che la studio sia un’attività opposta agli umani, che obbliga a trascorrere il tempo in maniera superficiale, che tiene lontane le proprie possibilità. Tuttavia la credenza di poter conquistare un futuro materialmente prospero senza lo studio è fallace, poiché è il mezzo principale per capire le cause e gli effetti delle azioni umane nel mondo, creare nessi logici ed agire di conseguenza. Non bisogna imprigionare il termine e renderlo statico nella sua accezione scolastica. Studiare è un azione scaturita dall’interesse, perché porta l’uomo a concentrarsi, a faticare e soprattutto a ricordare. Solo conoscendo si può essere sicuri dei percorsi intrapresi, in quanto studiando si analizza se stessi, si scoprono le proprie passioni, i talenti e si formano ipotesi sul modo in cui si desidera affrontare la propria esistenza. Tuttavia la società attuale predilige la quantità, il numero di studi ottenuti e le iniziative vissute. Dunque è necessario uno studio meccanico, spesso privo di volontà, che provoca preoccupazioni e sentimenti contrastanti. Gli effetti si registrano sulle nuove generazioni, le quali abbandonano le proprie curiosità per non soccombere alla società e per questo motivo perdono interesse nello studio. Inoltre, la brama di rispettare certe aspettative genera dissidi interiori che portano ad una visione particolarmente negativa dell’attività. I sofisti digitali, che promettono beni materiali raggiungibili attraverso i loro insegnamenti, per i quali richiedono un compenso mensile o annuale, trovano nutricamento nelle menti dei giovani, desiderosi di evitare la versione meno dinamica dello studio. Offrono però l’impossibile, una distorsione della realtà, sostenuta da una visione elitaria, che si basa su ricchezze già possedute.

 

 

Lo studio, al contrario, per individui che non dispongono della stessa fortuna, è una delle poche strade verso il benessere. Ciò non nega l’esistenza di un apparato scolastico e lavorativo corrotto, che attribuisce la precedenza in base a criteri economici, ma le due realtà possono convivere. Dunque, lo studio nella società odierna qualifica le persone, si tratta di un fattore positivo anche nella sfera personale, la curiosità caratterizza gli uomini e imparare induce ad una conoscenza più approfondita dell’essere. Può portare ad una stabilità materiale, necessaria per alcuni, ma, assieme a questa, può essere motivo di nuove opportunità.

Helena D'Autriche Este



Il Salice

Il “Salice” nasce nel 1985. Negli ultimi sette anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli online.


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