Il linguaggio del mondo

di Helena d’Autriche
La curiosità porta una specie a raggiungere obiettivi straordinari. Per riuscire a far avverare questi scopi l’essere umano usa principalmente le scienze. Essendo un animale che si pone domande, l’uomo cerca di scovare un significato e una bellezza nelle componenti microscopiche e macroscopiche dell’universo. La matematica è una delle materie più astratte di questo mondo, eppure ha il primato nella realtà, poiché le idee tecniche trovano ragione in essa. Per questo motivo i fenomeni che vengono osservati sono descritti con dei numeri, in quanto la matematica è la lingua universale.
Il bisogno di descrivere e quindi delimitare nasce dalla consapevolezza che la mente umana non comprende l’infinito. Questo perché la nostra “forma mentis” deve razionalizzare la natura per capire fatti inspiegabili. Ogni popolazione, in ogni momento della storia, cerca di capire l’origine del mondo, il senso dell’umanità e il segreto della morte. Le scienze, usando termini della realtà e dunque del finito, provano a rispondere a queste domande indefinite ed a diverse altre.

L’idea di Pitagora e della sua scuola è molto moderna e veritiera: il principio di tutto è il numero. Nella società tecnologica attuale non si potrebbero realizzare computer e telefoni, non sarebbe possibile la comunicazione e l’illuminazione perpetua senza usufruire delle scienze. Proprio a causa della praticità di queste materie, la maggioranza tende a metterla in contrasto con quelle raffinate umanistiche, che racchiudono in loro una storia millenaria e un fascino imparagonabile. Tuttavia entrambe vedono le stesse straordinarietà in due concetti diversi, le scienze la trascrivono con numeri e formule, gli ambiti umanistici con parole ed espressioni. Inoltre l’una spesso porta alla realizzazione dell’altra; le forme geometriche, la proporzionalità dell’uomo in senso matematico è funzionale alla creazione di statue, lo studio delle misure per erigere edifici e dividere territori che per secoli sono stati ammirati e copiati.
Sono anche fortemente legate; ancora oggi vengono usati termini latini e greci per la medicina, la fisica e la matematica, la scienza descrive il mondo attraverso il lessico di lingue antiche. Le missioni nello spazio sono denominate secondo divinità greche come Apollo e Artemide. Sebbene possano apparire come opposte, sono spesso due lati della stessa magnifica medaglia. Le scienze dunque spiegano la vita in termini tecnici, ne descrivono l’utilità, mentre le materie umanistiche illustrano il perché debba essere vissuta. Tuttavia questo non le rende prive di bellezza, l’attrazione che l’uomo prova per ciò che non capisce, rende l’universo un luogo assolutamente affascinante. I buchi neri, un mistero tanto denso da non far trapelare neanche la luce, gli innumerevoli astri, pianeti e materia da osservare che ancora non sappiamo descrivere. La necessità umana di scoprire, di viaggiare a migliaia di chilometri di distanza dalla Terra per svelare almeno una delle innumerevoli verità che circondano il genere umano è ammirabile.

Anche nel mondo molecolare è presente questa bellezza, il modo fantastico, quasi meccanico, in cui il corpo umano funziona, la sua perfezione visiva e matematica, la velocità con cui le sinapsi lavorano. Il mondo scientifico è un susseguirsi di meraviglie, di incredibili fenomeni spiegabili e non. Si tratta anche di un sistema fallace e pieno di idee che nel tempo sono state abbandonate, riprese, ritrovate. Non è un settore dominato dall’apatia, dal semplice numero, ma è mosso dalla curiosità, da spiegazioni, dalla brama di scoprire. Bisogna dunque abbandonare l’idea stereotipata delle scienze per trovare in esse il concetto del “bello”, è necessario intendere un problema di matematica o di fisica non come un ostacolo impossibile da superare, ma come un quesito, che sprona a tentare, a fallire ed a provare nuovamente, con una visione diversa. Mostra che una certa situazione può essere risolta in vari modi e che le diverse menti lavorano in modo differente pur svolgendo una stessa prova.

Dunque le scienze nascono dalla curiosità, dal desiderio di razionalizzare e dalla brama di spiegare il mondo. Sono materie adatte alla realtà e per la realtà, sono utili in molti ambiti e senza di esse l’era digitale non avrebbe mai avuto origine. In apparenza le scienze sono solo questo, una macchina destinata ad essere sempre sfruttata dall’uomo, costruita solamente da sequenze numeriche e da fatti. Ma la natura che ha sempre dato ospizio all’umanità, che sempre l’ha affascinata con creature minuscole e astri giganteschi, è un insieme di elementi che entrano in contatto, che si evolvono e che muoiono, è un sincretismo di scienze.




