Dai banchi alla presidenza: la storia di Valentina Fraire

di Ginevra Tregnago, Beatrice Martino e Letizia Alfarano
Da ex studentessa tra i banchi di scuola a guida delle medie: Valentina Fraire racconta il suo percorso al Valsalice. Un’intervista tra ricordi di gioventù, la passione per la matematica e le sfide del nuovo ruolo da preside.
Cosa si ricorda di quando frequentava il Valsalice come studentessa?
Tantissime cose! La prima cosa che vi racconto è che mio padre era ex allievo di questa scuola. Quando io facevo terza media volevo andare a tutti i costi con le mie amiche in un altro liceo: volevano fare tutte il Galileo Ferraris. Mio padre però mi ha detto: “No, tu vai a Valsalice, fidati”. In quel “fidati” ci ha visto lungo perché ho fatto cinque anni di liceo scientifico, sezione C, bellissimi. Degli anni meravigliosi. Cosa mi ricordo? Mi ricordo di sicuro le attività pomeridiane: I’MGS, lo studio dove c’era già Piero Moretto, i pomeriggi passati a studiare o al Sermig a pulire le piastrelle, oppure quelli spesi con i bimbi della Pro Infanzia. Molte delle amicizie che ho fatto negli anni di liceo al Valsalice sono amicizie che mi porto ancora dietro ora. Adesso è bello perché ho l’opportunità di vedere i figli dei miei compagni di liceo. Gli anni di Valsalice sono stati bellissimi. Molto lavoro ovviamente, alcuni professori impegnativi, ma anche questo li ha resi gli anni più belli della mia vita.
Quali difficoltà affronta nel conciliare la sua vita di tutti i giorni con il ruolo di insegnante/preside?
Conciliare l’attività di mamma e di moglie con quella di insegnante è un bel gioco di organizzazione. lo però sono una matematica, a me piace il problem solving e quindi cerco di pianificare bene le cose. Mentre mio figlio fa allenamento di calcio, per esempio, io sono a bordo campo con il computer a lavorare. È importantissimo dedicare il tempo alla famiglia.

Quali cambiamenti significativi ci sono stati a Valsalice rispetto a quando lo frequentava?
Sicuramente una presenza femminile sempre maggiore. Quando frequentavo io, in classe eravamo così poche ragazze che, pensate, dovevamo tornare il pomeriggio per fare l’ora di educazione fisica. Ci dividevano: i ragazzi la facevano la mattina e noi dovevamo tornare il pomeriggio. Abbiamo poi un numero sempre crescente di insegnanti giovani rispetto alla presenza di docenti salesiani di un tempo. Una cosa importantissima: una maggiore attenzione ai casi di difficoltà dell’apprendimento. Una volta non si conoscevano queste problematiche, ora Valsalice è assolutamente una scuola attenta e inclusiva con la presenza anche dei nostri docenti di sostegno.
Da quanto tempo rifletteva sul diventare preside?
È capitato! Me lo ha chiesto l’Ispettore al seguito del trasferimento del professor Pace. E stata una reazione a catena dopo che Pace ha proposto me come suo successore. Ne sono molto contenta perché voglio restituire il bene che ho ricevuto in questi anni. Valsalice mi ha dato tanto nei cinque anni come studentessa e poi nei 21 anni come docente. È il momento di restituire tutto quello che mi ha donato. Mi metto quindi a servizio di questa scuola, pur nella fatica, perché sono in debito per il bello che ho ricevuto dalla scuola e dai ragazzi.
Perché ha scelto matematica all’università?
La matematica mi dava una sicurezza incredibile. A me piace l’organizzazione, a me piace avere delle certezze. La matematica mi dava certezze perché il risultato venire, un’equazione deve essere risolta e se non viene bisogna mettersi sotto, impegnarsi perché il numero alla fine sia quello giusto.




