Don Claudio racconta Valsalice ieri, oggi e domani

DSC_9905

di Giulia Catena, Camilla Marino, Enrica Pasqualotto e Veronica Fiore

La redazione dal Salice ha avuto il piacere di incontrare e intervistare Don Claudio, nuovo direttore di Valsalice, per conoscerlo meglio oltre il suo nuovo ruolo. Dietro la porta della direzione c’è una figura impegnata a guidare una realtà di 41 classi tra medie e superiori, ma prima di tutto c’è un ex studente che, tra questi corridoi e lungo i viali della collina, ha mosso i suoi primi passi. Dalla sua esperienza da studente ai progetti per il futuro, dal rapporto con i ragazzi al ricordo di Don Bosco, abbiamo provato a capire quale sia la Valsalice che ha conosciuto, quella che ritrova oggi e quella che vorrebbe costruire.

Cosa rende Valsalice diversa dalle altre scuole e dalle altre realtà salesiane?

Probabilmente è più facile dire cosa distingue Valsalice dalle altre scuole in generale. Noi parliamo di casa salesiana: una scuola che è casa. Poi c’è il cortile, che per noi è importante come luogo per incontrarsi, giocare, stare insieme e chiacchierare. E c’è la dimensione della parrocchia che evangelizza, quindi un luogo di valori. A queste caratteristiche aggiungerei quella di una scuola che avvia alla vita.

Rispetto alle altre case salesiane è più difficile trovare qualcosa di unico, perché molte di queste caratteristiche sono condivise. Valsalice ha sicuramente dalla sua il luogo, il contesto della collina, il verde, gli alberi. E soprattutto qui Don Bosco è stato per 42 anni. È una casa salesiana iniziata con Don Bosco ancora vivente e questo la distingue dalle altre realtà.

Qual è il ricordo più bello dei suoi anni da studente a Valsalice?

Il ricordo più bello è legato alla corsa collinare. Allora il professore di educazione fisica ce la faceva fare anche più di una volta e, rispetto ad oggi, c’era meno traffico. Si correva in luoghi belli da vedere, in un contesto particolare, e questo me lo ricordo volentieri.

Un’altra cosa che ricordo è il museo, che già allora era uno dei fiori all’occhiello di Valsalice e di cui si parlava volentieri. Per il resto, i compiti e le interrogazioni non sono cambiati: si studiava e si studia ancora tanto.

Quanto ritiene importante il ruolo del giornale scolastico nella vita della scuola?

È uno strumento importante. Il giornale, e in particolare una redazione, può avere la funzione di creare comunità e identità. In un momento in cui si rischia di perdere un po’ il senso comune e il senso di comunità, raccontare e leggere ciò che fanno gli altri crea appartenenza.

Raccontare gli altri, conoscere quello che succede nella propria scuola e condividere esperienze può quindi avere una grande funzione nel costruire comunità.

Come intende avvicinarsi agli studenti nel suo nuovo ruolo?

La domanda è anche quanto voi studenti vi farete avvicinare dal direttore. Detto questo, io ci proverò. Non è facile, perché siete tanti: ci sono 41 classi tra medie e liceo. Anche facendo un giro in una classe alla volta sarebbero 41 ore, quindi è sicuramente un impegno importante. Però la volontà c’è.

Confido anche nell’album di famiglia, perché mi permetterà di conoscere e inquadrare meglio i ragazzi, anche se inevitabilmente il contatto sarà spesso molto veloce.

Quali attività potrebbero favorire un rapporto più diretto con i ragazzi?

Penso soprattutto alle attività in cui gli studenti sono protagonisti. Per le medie, ad esempio, la Festa dell’Uva; per i licei, il party insieme, i ritiri e probabilmente anche alcune uscite. Sono momenti in cui è possibile stare un po’ più vicini e quindi vanno valorizzati.

Anche il passaggio nelle classi può essere un’occasione, così come qualche chiacchierata. C’è poi la lettera del lunedì, anche se non so quanto possa creare davvero vicinanza: è un breve testo che si ascolta, ma non c’è il contatto diretto. Su questo siete voi studenti a poter dire quanto funzioni.

C’è un progetto che ha particolarmente a cuore per il suo incarico?

In questo momento non c’è un progetto specifico, se non quello che è proprio di Valsalice: essere comunità, nell’accezione piena del termine, e per i giovani essere movimento giovanile salesiano (MGS). Questi sono i due progetti che sento particolarmente importanti.

Quale convinzione aveva a vent’anni e oggi ha cambiato?

Forse a vent’anni pensavo di poter fare più cose da solo. Oggi invece penso che sia molto più bello realizzarle e costruirle insieme. In questi anni mi sono accorto di aver maturato proprio questo: oggi credo molto di più nella possibilità di fare le cose insieme.

Quali sono i suoi interessi al di fuori delle responsabilità del suo ruolo?

Mi piace lo sport: seguo un po’ il calcio, il tennis e la pallavolo, sia maschile sia femminile. Mi piace camminare e passeggiare, sia tra i prati, sia in città. Mi piacciono anche il mare e la montagna.

Non direi però che siano vere e proprie distrazioni: sono momenti di pausa, anche se sono sempre abbastanza focalizzato sulle mie responsabilità.

C’è qualcosa dei giovani che gli adulti tendono a capire male?

Credo che tendenzialmente gli adulti possano fraintendere l’irrequietezza o la voglia di cose diverse tipiche dei giovani, interpretandole come perdite di tempo o distrazioni. In realtà possono essere espressione della voglia di vivere, di sperimentare e di conoscersi.

A volte si rischia quindi di intervenire soltanto sul piano disciplinare, quando forse sarebbe più utile aiutare i ragazzi a rileggere quello che stanno vivendo e a chiedersi: “È proprio questa la tua strada? È quello che vuoi perseguire?”. Si tratta di aiutarli a fare il proprio cammino.

Cosa le hanno insegnato i giovani?

Tantissimo. I giovani mi insegnano la voglia di vivere, mi insegnano la voglia di scommettere, mi insegnano la voglia di relazione, di stare insieme e di scoprire.

Mi fanno capire anche l’ambiguità di alcune cose: nel loro modo di fare, di dire e di comportarsi a volte c’è il far cogliere la verità di alcune cose e l’ambiguità invece di altre. Mi aiutano a fare un po’ di chiarezza.

Cosa pensa che gli studenti non immaginino di lei?

Non sono nella vostra testa e quindi non so cosa possiate immaginare di un direttore. Credo però che, come per ogni persona, sia bello immaginare alcune cose e poi lasciarsi sorprendere. Ci sono aspetti che non immaginiamo perché ogni persona è meravigliosamente fantastica e unica.

Cosa direbbe agli studenti che stanno scegliendo cosa fare dopo il liceo?

Direi semplicemente: scegliete sapendo che poi dovrete ancora scegliere. Non è una deresponsabilizzazione. Semplicemente, quello che sceglierete non sarà necessariamente definitivo nella vita.

Ci sono alcune scelte definitive che vanno ben ponderate. Altre, invece, possono essere scelte che nel tempo possono avere delle modulazioni. Ad esempio, il lavoro può cambiare: una persona può lasciare un lavoro ed iniziarne un altro. Se si guarda alla vita di molti imprenditori o professionisti, si vede come spesso siano passati da un’attività all’altra.

Quindi non bisogna vivere con troppa ansia la domanda “cosa farò?”, perché probabilmente non sarà ancora la scelta definitiva. È una scelta che inizia a mettere dei passi, poi ci saranno altre scelte. Alcune, invece, saranno definitive e richiederanno un percorso più lungo per arrivarci.

Se Don Bosco fosse oggi a Valsalice, cosa lo farebbe sorridere e cosa lo farebbe arrabbiare?

A farlo sorridere sarebbe sicuramente la presenza dei giovani. Don Bosco diceva: “Basta che siate giovani perché io vi ami”, quindi oggi di giovani ce ne sono tanti e questo lo farebbe sorridere.

Non credo invece che si arrabbierebbe per tante cose: quando era ragazzo era un tipo focoso, poi ha saputo modulare il suo carattere. Probabilmente, però, una cosa che ci direbbe ancora oggi sarebbe: “Perché non state in mezzo ai giovani? Perché non state con loro?“. Su questo forse si arrabbierebbe anche oggi.

Cosa è cambiato di più a Valsalice rispetto a quando era studente?

La cosa più evidente è che oggi ci sono le ragazze, mentre ai miei tempi non c’erano. Poi oggi ci sono le medie, che allora non c’erano, e ci sono molti più docenti laici, mentre ai miei tempi erano pochissimi: forse uno o due, mentre tutti gli altri erano salesiani.

Credo inoltre che oggi ci sia più voglia e più capacità di fare non soltanto scuola, ma proprio casa e comunità. Ai miei tempi la scuola era molto più rigida. Oggi Valsalice è cambiata sotto questo aspetto.

Sappiamo che è juventino, quale giocatore inviterebbe a Valsalice e cosa gli chiederebbe?

Mi piacerebbe invitare Weston McKennie. Mi sembra un tipo particolare e simpatico, un calciatore a cui piace ancora giocare e conserva il senso del gioco. Mi sembra anche una persona che non si prende troppo sul serio. Inoltre negli ultimi anni è già stato due volte nella casa salesiana di Michele Rua.

Gli direi: “Caro Weston, tu sei un tipo brillante, sei da animatore. Perché non fai l’animatore?”. Gli chiederei di mettere le sue capacità a disposizione degli altri, perché credo che sarebbe bello che le sue doti potessero servire anche ad aiutare altre persone.

Anche Kenan Yildiz mi piace e mi sembra una bella persona.

C’è, quindi, un messaggio che sembra attraversare tutta l’intervista: stare insieme. Dalle parole di Don Claudio emerge un’idea di Valsalice che va oltre le aule e le lezioni: una scuola che vuole essere casa, cortile e comunità, capace di accompagnare i ragazzi non soltanto nello studio, ma anche nel percorso, fatto di incontri, scelte e scoperte, attraverso cui imparano a conoscersi e a diventare grandi.

Ed è forse proprio qui che il suo passato da studente incontra il suo presente da direttore. Nel tempo Valsalice cambia, cambiano le persone, le generazioni e le sfide, ma resta qualcosa di più profondo: la volontà di esserci, di camminare accanto ai ragazzi e lasciare loro uno spazio in cui sentirsi parte di qualcosa.

Perché, alla fine, una scuola non è fatta soltanto di aule, voti e lezioni. È fatta di persone, di legami e di ricordi destinati a rimanere. E forse è proprio questo che significa, ancora oggi, Valsalice: crescere insieme, senza smettere di sentirsi a casa.

 

Giulia Catena



Il Salice

Il “Salice” nasce nel 1985. Negli ultimi sette anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli online.


Contattaci


Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Potrai visualizzare la lista dei cookies attivi e revocare il consenso collegandoti alla pagina http://ilsaliceweb.liceovalsalice.it/cookie-policy. Per maggiori informazioni leggi la nostra Privacy Policy.

Chiudi