L’ispirazione è divina

di Edoardo Boccafogli
L’arte si è sempre relazionata con la dimensione del divino: dagli albori della storia con le pitture parietali alle statuette raffiguranti la donna nella piena fertilità; cioè non riguarda sempre, solamente, il rapporto con un divino trascendente, che esula dalle cose terrene, anzi molte volte tende a esasperare alcune specifiche qualità dell’uomo, fino a divinizzarle. Riprendendo l’esempio, la fertilità della figura femminile, che è colei che ha il potere di procreare e dare vita; oppure, la divinizzazione dell’Amore, elevandolo dal suo ambito terreno, in quanto è tanto potente da sublimare l’uomo, che inevitabilmente si prostra al suo cospetto.
La forza dell’arte sta nel fatto che è in perenne comunicazione con se stessa, versi che ispirano dipinti o sculture, così come può valere per la musica e viceversa.
Ciò che accomuna tutte allo stesso modo è la volontà di riprodurre in diverse modalità la stessa bellezza, trasmessa da tutti, cercando di pareggiarne visivamente o con l’ascolto l’ordine nella forma più armoniosa possibile.
Ed è forse questo il motivo per cui l’arte ha così tanto importanza, da riuscire a trattare della realtà, seppur in alcuni casi distorcendola. Infatti riesce ad affrontare situazioni che l’uomo nella vita quotidiana non riuscirebbe a cogliere e ne è così educato.
Si può pensare al teatro che fa leva su determinate circostanze dai tratti volutamente esasperati: la caricatura dei personaggi che hanno caratteristiche fisse o la tragicità di altri, usati come monito ed esempio nobile per lo spettatore.

La ragione per la quale l’arte è spesso connessa alla dimensione del divino, deriva dal ruolo che ha come strumento di purificazione: agisce direttamente sull’uomo e lo eleva da una condizione iniziale ad un’altra, nella quale coglie ciò che è impercettibile.
Un valido esempio si presenta nella scena del Somnium Scipionis, nel momento in cui Scipione si trova avvolto all’interno di una dimensione trascendente, tra le orbite dei pianeti mentre ascolta un suono mai udito prima, che avvolge tutta la Galassia e desta particolarmente i sensi del protagonista. Infatti la melodia prodotta dal movimento degli astri non può essere percepita sulla terra da alcun vivente, dai quali è deviata, quasi fosse un’interferenza.
In realtà solo i più grandi artisti in vita hanno potuto cogliere questa impercettibile frequenza e avvalersene, guadagnandosi notorietà in terra nonché la vera vita in questa dimora eterna, dove viver beati.
E’ dunque chiaro che nel passo Cicerone proponga un elogio diretto alla musica. Ma esso può essere esteso a qualsiasi altra dimensione dell’arte, nella quale, se non in forma di sottile frequenza, di natura divina è l’ispirazione: della poesia epica, ad esempio, l’invocazione alle Muse è una costante. Il poeta si appella alle divinità custodi della memoria e chiede loro che lo accompagnino nella lunga narrazione, tessendone, nella forma più completa e ordinata, la trama degli avvenimenti, che sta per raccontare.

In questo caso, le divinità hanno invasato il suo corpo mortale e parlano attraverso la sua voce; la saggezza non ha più alcun tratto umano, ma ha il potere divino di ricordare fatti, riportandoli alla luce da un lontano tempo passato, non ancora del tutto dimenticato; così come il musicista che ascolta il suono dal quale gli altri uomini son distolti, a causa dei sensi, lo adatta e ne rende allora possibile la trasmissione.
Forse (se si prendesse Platone come riferimento) poiché tutto è copia di ideali e canoni divini, come il nostro stesso mondo è, plasmato da un artista da essi stessi ispirato, ogni forma d’arte deriva dalla più attenta e scrupolosa contemplazione di una realtà, un’idea, già presente in noi, quasi la sua conoscenza fosse innata, ma che sfugge ai molti. Ma non sarebbe quindi assurdo pensare che l’ispirazione che genera l’arte sia divina, considerando che noi stessi siamo il prodotto di idee divine che a nostra volta abbiamo il desiderio di esprimere riproponendole in svariati modi.




