WhatsApp Image 2026-04-02 at 12.22.59

Il genocidio dimenticato

La redazione del Salice ha avuto l’onore di intervistare la nota attrice Roberta Biagiarelli, conosciuta per il suo spettacolo toccante “A come Srebrenica” nel quale rivive con sensibilità gli avvenimenti di quella strage.

Perché si è interessata così tanto al genocidio e lo racconta da oltre due decadi?

Quando è accaduto, nel luglio del ’95, io ero già una persona adulta eppure l’ho scoperto molti anni dopo, dentro un libro, “La guerra in casa”, scritto da un intellettuale e scrittore torinese. L’ultimo capitolo è dedicato proprio a Srebrenica e questo mi ha permesso di andare in quei luoghi, incontrare i sopravvissuti e di entrare profondamente dentro a questa storia. Questo è l’incipit di ciò che mi ha portato in questi 28 anni a prodigarmi dentro questa testimonianza storico teatrale.

Cosa pensa del fatto che moltissime persone non conoscano questo evento?

Lo considero abbastanza normale. E’ un evento che, se non c’è qualcuno che ti guida ad approfondirlo, diventa complicato da scoprire perché è stato un genocidio dimenticato e che invece dobbiamo conoscere perché è l’ultimo genocidio compiuto in Europa nella fine del ‘900 e ci spiega molto di ciò che avviene nella nostra storia presente. Essere a conoscenza della storia del recente passato ci aiuta a comprendere e a decodificare quello che accade oggi.

Qual è la sua frase preferita del monologo?

L’incipit, il prologo. Viene dal coro dell’Antigone: “Tra quante cose terribili, nessuna è più terribile dell’uomo.” Tanto l’uomo, inteso come l’umanità, è capace di costruire opere eccelse, luminose, tanto può cadere in un attimo in un abisso, e la violenza, l’abisso, lo porta a esprimere le sue parti peggiori.

Tra le testimonianze che ha potuto ascoltare ce n’è una che l’ha colpita particolarmente?

In realtà ce ne sono tante. Tra i vari ricordi dei profughi e dei sopravvissuti al genocidio che mi colpirono molto all’epoca, fu quello di una donna piuttosto in là con gli anni e saggia che mi disse: “Non ti preoccupare di portarmi delle cose, vieni anche solo a trovarci per non essere dimenticati.” Questa è una frase forte, che segna proprio la dignità di chi sopravvive ad un orrore e che pretende, giustamente, che quell’orrore possa rimanere nella storia per le generazioni future e non cadere nell’oblio, perché se gli avvenimenti tremendi cadono nell’oblio si ripetono purtroppo.

Quindi lei ha paura che eventi del genere possano essere dimenticati o minimizzati col passare del tempo?

Assolutamente sì. Il nostro presente ce lo dimostra, soprattutto quando conflitti, guerre, non vengono governati. C’è una cosa a cui tengo chiarire: la guerra non inizia con le armi, inizia con le parole e poi in certi luoghi esplode con le armi, ma dobbiamo stare attenti noi, che viviamo in un mondo civile e democratico, all’uso delle nostre parole perché le parole sono armi.

Cosa spera che il pubblico si porti a casa dopo aver ascoltato il suo monologo?

Un’esperienza, un viaggio in quei territori fatto insieme a me. Io ci metto dentro tutta me stessa, la mia passione, la mia competenza, il mio attraversamento di quei luoghi e di quell’umanità, e quindi spero che il tempo passato insieme a voi, allieve e allievi, possa far germinare il seme di questa mia esperienza in voi. Al di là del fatto teatrale, spero che sia un cammino per la vostra vita, un incipit per la costruzione di un futuro migliore dell’attuale presente.

Secondo lei qual è un modo per evitare che l’odio religioso e etnico degeneri o esploda nuovamente?

Conoscendosi, cercando di non chiudersi dentro il proprio pozzo ma andando incontro alla cultura dell’altro. Anche quando non ci piace, è necessario conoscerla perché se la conosci puoi decidere, soprattutto affinché tutti noi cittadini e cittadine dobbiamo essere protagonisti del nostro tempo, non dobbiamo essere manipolati e manipolabili, ma avere un protagonismo dentro la storia. Se siamo protagonisti nella storia noi operiamo delle scelte. Le colpe non sono mai generali, sono singole, quindi ciascuno di noi ogni giorno è posto davanti a una scelta e se nella vita scegliamo consapevolmente, sicuramente l’orizzonte verso cui miriamo è un orizzonte di umanità più condivisa, più diffusa.

Se potesse far capire una sola cosa alle nuove generazioni sul genocidio di Srebrenica, cosa sarebbe?

Una sola cosa mi crea un po’ di imbarazzo perché è un genocidio che si compie in un tempo velocissimo, perché avviene in una settimana, e questo è abbastanza un unicum. Però è qualcosa che parte in sordina perché sono tre i lunghi anni di assedio, quindi uno deve capire le varie implicazioni e complicazioni che dentro una guerra si innestano. Se non vengono governate, purtroppo portano all’oscurità. Dobbiamo pretendere la diplomazia, dobbiamo far si che le persone si siedano ad un tavolo per dirimere le controversie e intavolare trattati di pace. Questo nella nostra coscienza, nel nostro buon senso, deve essere all’ordine del giorno.

Da che cosa deriva la sua passione per il teatro?

L’ho scoperta frequentando la scuola secondaria superiore, ragioneria, con un’insegnante di lettere molto appassionata di teatro. Io non sapevo neanche cosa fosse però ho detto: “Voglio fare quella cosa lì da grande”. Sono finita quindi a Torino, al Laboratorio Teatro Settimo: teatralmente sono cresciuta con loro e poi ho compiuto  il mio percorso artistico professionale.

Perché secondo lei è lo strumento giusto per trasmettere e raccontare questi eventi?

Perché il teatro è un’arte antica, ancestrale, che viene da lontano e porta lontano, perché poi è un monologo il mio: io sono in scena da sola, corpo, voce ed un tappeto di Sarajevo per terra, però c’è qualcosa che ti emoziona se lo ascolti, che risuona in te qualcosa che hai provato magari anche prima di nascere. E’ la voce, la tonalità, che ti porta dentro un pezzo della storia, un emozione, e qui è un po’ rafforzato dalla Storia con la S maiuscola, cioè da ciò che veramente accaduto. Quindi il teatro è un’arte antica, particolarissima, che non ha eguali.

Quali sono le emozioni che prova principalmente quando recita il suo monologo

Sono diverse. Ad esempio quando entro sul palco, la mattina alle 10, mi dico: “Come faccio a farlo tutto, un’ora e mezza di assedio, di parole”. Poi c’è l’energia che sale dal pubblico, dall’attenzione delle persone che hai davanti e che si fa insieme. Non c’è un’emozione precisa, c’è un catalogo di emozioni che io governo, ovviamente attraverso quella che è la mia professione, quella dell’attrice, ma allo stesso tempo cerco di destarci dentro anche dell’emozione viva, e tutte le volte cerco anche di rivivificarla. Questa è l’arte dell’attore. Quindi non lo racconto in modo mnemonico, perché ci addormenteremmo tutti, ma quella parola che dico è come se fosse detta per la prima volta, pur avendo questo lavoro teatrale sulle spalle di 28 anni di repliche e quasi 700 rappresentazioni.

Come ci si sente ad essere una delle poche persone che raccontano questo genocidio?

Non intendo mettermi nessuna medaglia al petto. Sono sicuramente una delle persone che in Italia da più anni lo attraversa e quindi sicuramente ne ho una conoscenza abbastanza precisa, soprattutto perché in questi anni sono sempre tornata a Srebrenica e quindi ho visto le modifiche in questi anni. Per questo da ultimo la produzione del podcast “Srebrenica – Un genocidio dimenticato” è secondo me la naturale evoluzione della testimonianza teatrale, un’eredità divulgativa e storica che potrà rimanere alle nuove generazioni, perché il podcast rimane lì per sempre, scaricabile gratuitamente, e chi vorrà potrà capire, potrà sapere, potrà informarsi

 

 

Antonio Capozzi



Il Salice

Il “Salice” nasce nel 1985. Negli ultimi sette anni sono stati pubblicati più di 2000 articoli online.


Contattaci



In Evidenza

2 Aprile 2026

2 Aprile 2026

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo. Potrai visualizzare la lista dei cookies attivi e revocare il consenso collegandoti alla pagina http://ilsaliceweb.liceovalsalice.it/cookie-policy. Per maggiori informazioni leggi la nostra Privacy Policy.

Chiudi