Imparare a contare

Quattro mesi. Bastano quattro mesi perché alcune zattere comincino ad affondare. Non sono solo zattere però, sono bambine e ragazze in balia degli stereotipi sociali. Tutto comincia in modo quasi impercettibile: un commento a bassa voce, uno sguardo che giudica senza parole, un elogio riservato a un ragazzo. La zattera si crepa ogni volta un po’ di più. Gli insegnanti, i compagni, i genitori, tutti, ingenuamente, contribuiscono a imprimere una semplice idea nella nostra mente: “Le ragazze non appartengono all’ambito scientifico”. Lenta ma inesorabile l’acqua entra dalle crepe.
Non è fantasia. E’ la realtà descritta da uno studio pubblicato su Nature che ha coinvolto milioni di bambini nei primi anni di scuola elementare. All’inizio le capacità matematiche sono esattamente identiche tra maschi e femmine. Dopo solo quattro mesi però, le ragazze cominciano a ottenere risultati inferiori, e il fenomeno non fa che amplificarsi con il passare degli anni. Le cause sono molte e precise, sociali e psicologiche: la pressione dei compagni, i messaggi ripetuti dai genitori e dalla società, i ragazzi sono “talentuosi”, le ragazze “diligenti”. Gli stereotipi, che ci convinciamo essere superati, portano le ragazze a convincersi di essere il problema, di essere effettivamente meno brave.

Già dalla prima elementare, le bambine soffrono di più l’ansia scolastica, la pressione sociale e le aspettative, e tutto questo si riflette concretamente sui risultati e sul loro rapporto con la matematica. Il fenomeno è più evidente in scuole con alto status socio-economico e in quelle religiose, proprio perché qui le aspettative tradizionali e culturali pesano ancora di più. Dovremmo partire tutti con la stessa zattera, invece alcune sono destinate a creparsi, ad affrontare correnti contrastanti molto più di altre.
Io, come migliaia di altre ragazze, ho visto tutto questo con i miei occhi. Ho partecipato a diversi stage alla Normale di Pisa e alla gara a squadre di matematica che si è tenuta il 30 gennaio. Stage unicamente femminili, squadre totalmente al femminile. Perché? Perché esistono iniziative dedicate solo alle ragazze, ma non solo ai ragazzi, se le disparità e gli stereotipi appartengono al passato? Semplicemente perché non è così. Il passato non è lontano come pensiamo. Abbiamo fatto qualche passo verso la parità e spesso siamo convinti di aver tagliato il traguardo, ma in realtà siamo appena partiti.
Il problema esiste, e le difficoltà sono reali, ma per fortuna qualcuno comincia ad accorgersene. Le iniziative sono timide ma costanti, i primi raggi di sole che dipanano le tenebre e indicano il sentiero alle ragazze che stavano aspettando di poterlo percorrere. Certo, il percorso è impervio, ma se la società continuerà a migliorarsi poco alla volta, lo sarà sempre meno. Fermiamoci tutti un attimo prima di fare quel commento, accettiamo che gli stereotipi esistono ancora, prendiamo consapevolezza e nel nostro piccolo agiamo. Le iniziative esistenti che ho potuto osservare stanno facendo da fondamenta per una nuova società: tocca a noi costruirla. Una società che permetta alle ragazze di mettersi alla prova, confrontarsi con l’ambito scientifico senza sentirsi inadeguate, imparare a farsi strada, a non avere paura. Una realtà in cui tutte le ragazze possano arrivare al largo, in cui possano imparare a contare.




