Chiharu Shiota: l’architettura delle emozioni

Fino al 28 giugno 2026 è possibile visitare al Museo d’Arte Orientale di Torino la mostra di Chiharu Shiota: The Soul Trembles. Chiharu Shiota, nata a Osaka nel 1972, è una delle artiste più riconoscibili della scena contemporanea internazionale. Vive a Berlino dal 1996 e ha costruito la propria fama con opere immersive di fili intrecciati che avvolgono oggetti, spazi e ambienti. Raggiunge l’apice della sua carriera nel 2015, quando rappresenta il Giappone alla Biennale di Venezia con The Key in the Hand.
Il percorso è costituito da disegni e grandi lavori su carta, fotografie, video multimediali di performance e monumentali installazioni di oggetti.
Migliaia di fili rossi si intrecciano, invadendo intere stanze, con lo sguardo del visitatore, a simboleggiare il sangue, le connessioni invisibili tra le persone e il corso della vita. I fili neri, invece, rappresentano una dimensione opposta e complementare: il silenzio, il vuoto, l’ansia, la paura. Infine, i fili bianchi, come spiega la stessa artista in un’intervista, possono simboleggiare, a seconda del contesto, o la morte o la purezza.
Il filo diventa con Shiota metafora della vita umana, e, soprattutto, diventa una pittura tridimensionale, un disegno nell’aria, percepibile da più angolazioni e che immerge chi lo ammira nell’intrinsecità del pensiero dell’artista. Le emozioni vengono rese tangibili attraverso un corpo, per creare una rete di simbolismi che attecchiscono profondamente all’anima dell’uomo.
Nelle opere su carta, un corpo è legato a un altro da una trama di fili o tela: le relazioni umane sono un vincolo necessario ma anche fragile, fatto di dipendenza e, soprattutto, impossibilità di separarsi davvero. “L’uomo è un animale sociale”, diceva Aristotele; la natura dell’uomo è relazionarsi, vivere in comunità, amare.
Una delle prime opere della mostra è In Silence, l’installazione con il pianoforte bruciato avvolto da una rete di fili neri, insieme a sedie vuote. L’opera nasce da un ricordo personale dell’artista: Shiota assistette all’incendio del pianoforte di casa, e quell’episodio si trasformò in un trauma originario indelebile. Nel museo, i fili neri si espandono come una nube di fumo che circonda e imprigiona l’oggetto, e tempo stesso lo conserva e preserva come in una teca. La melodia prodotta dal pianoforte è qui ridotta al silenzio: è in questa assenza che l’opera diventa metafora della perdita e di tutto ciò che sopravvive solo nella memoria.

Questo lessico simbolico viene ripreso anche in Accumulation – Searching for the Destination. Centinaia di vecchie valigie sospese, collegate da fili rossi che creano un fitto intreccio sopra i visitatori e disposte in verticale come una sorta di scala, diventano l’emblema del viaggio, individuale e collettivo, delle migrazioni, della memoria, dei ricordi, delle storie di vite che ogni oggetto porta con sé. Qualche valigia oscilla, mossa plausibilmente da un motore interno, e questo lieve dondolio trasforma l’installazione in una passerella instabile, dove ogni passo sembra precario e incerto. L’ ondeggiare evoca il viaggio esistenziale dell’uomo, fatto di scelte e approdi incerti, di decisioni fragili e di vulnerabilità.
Connecting Small Memories è invece un mondo miniaturizzato in cui ogni oggetto si presenta in una piccola rete di fili rossi. “Quando voglio raccontare una storia, uso il rosso, a ribadire ancora le strade molteplici che ogni cosa porta con sé; sta a noi capire se i fili ingabbiano o connettono”, rivela l’artista in un’intervista.
La sensazione del pubblico è quindi l’essere immersi in un microcosmo di memorie umane, dove ogni oggetto diventa portatore di una storia ma, insieme agli altri, contribuisce a una narrazione della memoria collettiva, dell’esistenza e l’identità della specie umana, attraverso tracce di vite vissute.

Colpiscono anche i video delle sue performance. Uno dei più intensi è quello in cui dal corpo sembrano fuoriuscire ramificazioni simili a vasi sanguigni, una rete organica che si esterna verso lo spazio. L’immagine rende visibile ciò che normalmente resta nascosto: la vita interiore, le emozioni, la trama invisibile che ci collega al mondo. I vasi sanguigni diventano la metafora più diretta del rapporto tra interno ed esterno, tra uomo e natura, tra una parte e il tutto; tra ciò che siamo e ciò che mostriamo.
Emotivamente forte è anche il video della performance in cui l’artista appare nuda e immersa nella terra, a creare un tutt’uno con la materia originaria. Il corpo ritorna alla terra, si fonde con essa, indicando che tutto nasce e finisce in questa e rappresentando il ciclo della vita, la morte, e la possibilità di una rinascita.
L’arte di Chiharu Shiota si vive, perché rende architettura l’astratto, l’invisibile, le emozioni, ed è pertanto un passo avanti rispetto ai pittori contemporanei. Shiota rende l’uomo arte.




