Leonardo: istruzioni per l’uso

di Giulia Catena e Camilla Marino
L’eredità di Leonardo da Vinci è spesso vittima di una narrazione che privilegia il mito a scapito della tecnica. Tuttavia, la mostra, curata da Paolo Tarchiani presso Palazzo Barolo, tenta di invertire questa rotta, riportando la figura del maestro alla sua dimensione più concreta: quella dell’inventore e dell’ingegnere. L’esposizione, che ha già affrontato un importante tour internazionale toccando la Cina nel 2019, si distingue per la presenza di oltre 50 modelli funzionanti: nella specie riproduzioni in scala degli originali grafici ideati da Leonardo, che permettono di osservare dal vivo la fisica dei Codici Da Vinci. L’integrazione dei QR Code lungo il percorso non funge da semplice supporto sostitutivo alle audioguide, ma da ponte digitale per comprendere la genesi di pezzi d’architettura e meccanica che, nati sulla carta, trovano oggi una forma tridimensionale.

La fedeltà storica dei modelli è il pilastro dell’intera mostra. Le opere sono state realizzate interamente a mano, utilizzando materiali d’epoca come legno, corda, ottone e ferro, ma il processo produttivo non ha ignorato le possibilità offerte dal presente. Per garantire la precisione millimetrica necessaria a meccanismi complessi, come la scala elicoidale o l’icosaedro, la progettazione si è avvalsa della tecnologia del taglio laser. Questo connubio tra artigianato e digitale permette di apprezzare la complessità degli ingranaggi elicoidali e dei sistemi a carrucola che Leonardo aveva teorizzato per ottimizzare le capacità di sollevamento pesi, introducendo concetti come quelli dei cuscinetti a sfera che oggi risultano fondamentali in ogni ambito dell’industria meccanica.

Uno degli spazi più densi di significato è la Sala della Guerra, dove emerge il lato più pragmatico e, per certi versi, oscuro di Leonardo. Nonostante la sua nota avversione per i conflitti, la necessità di mantenere il legame con il suo protettore Ludovico il Moro spinse Leonardo a studiare sistemi d’offesa avanzatissimi. In questa sala si possono analizzare da vicino bombarde, catapulte mitragliatrici e il celebre carro armato a forma di ogiva, pezzo simbolo del genio militare leonardesco. Questi progetti non erano semplici esercizi di stile, ma studi di balistica e ingegneria così completi da rendere la sua figura universale ben prima della sua morte.

Dalla violenza delle macchine belliche si passa alla meticolosa analisi del corpo umano nella sala anatomica. Qui il percorso espositivo si sofferma su una delle ossessioni più fertili di Leonardo: il funzionamento della macchina uomo. Attraverso lavorazioni lunghe e complesse, che hanno visto l’utilizzo della plastilina per i modelli preparatori e del gesso per i calchi finali, sono stati ricostruiti crani e colonne vertebrali fedeli agli schizzi autoptici. Al centro di questa indagine si trova lo studio del Vitruvio, in cui l’ombelico è posto al centro del corpo come fulcro dell’universo, a testimonianza della volontà di Leonardo di trovare leggi matematiche comuni tra l’anatomia umana e l’architettura del cosmo.

Un’ampia sezione è dedicata all’ingegneria civile e all’idraulica, dove spicca la Vite di Archimede, strumento ancora oggi fondamentale per il sollevamento dell’acqua verso i piani alti. L’esposizione mette in risalto la capacità di Leonardo di immaginare soluzioni per la vita quotidiana e l’urbanistica, come testimonia il modellino di città ideale (6×2) progettato con un avveniristico sistema di fognature. Accanto a questo, il ponte mobile con apertura centrale per il transito delle navi merci dimostra come la sua mente fosse costantemente rivolta alla risoluzione di problemi logistici complessi.

Infine, il tema del volo rappresenta il culmine della ricerca leonardesca. Il progetto “Io volo” analizza la sfida estrema: portare l’uomo a staccarsi da terra attraverso la forza meccanica. Leonardo studiò come l’azione coordinata di gambe e braccia potesse generare la spinta necessaria, arrivando a concepire la vite aerea, antesignana dell’elicottero moderno. Questi studi non erano isolati, ma facevano parte di un sistema di pensiero integrato che vedeva nel movimento e nella trasformazione dell’energia il segreto dell’universo. Uscendo dalla mostra, resta la sensazione che Leonardo non fosse un sognatore, ma un osservatore talmente attento da riuscire a vedere, tra le pieghe del suo tempo, le linee guida della nostra attualità.





