Tra vita e pensiero: il professore Borrione

di Angelica Beretta e Federico Rota
Spesso, trovare la propria strada nella vita non è affatto semplice e il professor Borrione ne è l’esempio perfetto. E’ solo dopo molte esperienze e riflessioni che ha trovato la sua passione per la filosofia e oggi, oltre a essere docente di storia e filosofia, aiuta i ragazzi a scoprire le loro. Gli abbiamo posto qualche domanda per conoscere la sua storia e per capire come vita e pensiero filosofico possano e forse debbano procedere assieme.
A livello universitario, la filosofia non è stata la sua prima scelta. Quali esperienze ha vissuto prima e perché?
“La prima esperienza è stata all’Accademia Navale di Livorno. Ho superato i test e il concorso, ci sono stato due mesi, ma poi sono uscito perché, mentre ero lì, ho capito che quella non era la mia strada. Nello stesso anno, sono entrato al Politecnico di Torino per Ingegneria Meccanica, ma di nuovo ho cambiato percorso perché non era quello che volevo fare nella vita”.
Ha un consiglio per i giovani per orientarsi nel mondo dell’università e per come capire qual è il loro percorso giusto?
“Io seguo i ragazzi per fare “Orientamento filosofico” in un corso pomeridiano qui a scuola. É un percorso che dura qualche mese, tra colloqui e dialoghi di gruppo: aiuta a fermarsi, a riflettere e a capire che cosa davvero è adatto per ciascuno, perché non c’è un cammino giusto e uguale per tutti. Quello che cerco di trasmettere loro è che, in primo luogo, bisogna non seguire né gli automatismi della società, né della famiglia, ma tornare a se stessi e conoscersi. E poi dialogare tanto, dialogare con i parenti, con gli amici, coi familiari, coi professori. Aggiungo ancora un altro elemento molto semplice: sentirsi, sentire anche la propria pancia (Pascal direbbe il proprio Cuore). Pancia è un termine che indica la passione, non solo la ragione”.

Ha altre passioni oltre alla filosofia?
“Sì, moltissime, la poesia e la musica soprattutto. Poi anche camminare e la Bretagna, quest’ultima è la grande passione che è nata negli ultimi anni frequentando quella terra bellissima. Per quanto riguarda lo sport invece a livello mediatico non mi piace nulla. Mi piace, invece, lo sport praticato, soprattutto nuotare e camminare. Quando ero a Valsalice giocavo anche un po’ a calcio, però non ho mai fatto attività agonistiche. Non mi piace soprattutto il mainstream dell’agonismo, quello che viene proiettato dalle TV, è l’anti-sport”.
Qual è il suo poeta preferito e perché?
“Il mio poeta preferito si chiama Ezra Pound. Mi piace perché è un poeta straordinario e fuori dal contesto del nostro tempo. È un autore che esprime la bellezza dell’arte in maniera molto coerente tra ciò che pensa, ciò che scrive e, cosa più importante, ciò che vive. Devo dire che in generale i miei autori preferiti sono tutti poeti, ad esempio un altro poeta che amo profondamente è Mario Luzi”.

Che effetto ha fatto all’inizio della sua carriera come docente ritornare a Valsalice da ex allievo?
“Vedevo ancora attorno a me insegnanti del tempo, salesiani, l’ambiente era certamente più simile a quando ero studente, adesso è molto cambiato. Tocca proprio a noi insegnanti mantenere quello che possiamo chiamare la tradizione di quello che abbiamo vissuto”.
Quali sono le principali differenze nel vivere Valsalice da studente e da professore?
“Chiaramente grandi differenze. Alla vostra età si guarda il mondo e anche la scuola con un occhio molto diverso da quando si è insegnanti. La scuola si vive diversamente perché ci sono altre finalità. Per gli allievi, la finalità del liceo spesso è giocata solo sull’hic et nunc, sul voto, sull’ansia della prestazione della giornata o, al massimo, della maturità. Quando si insegna, si guarda ben oltre, c’è un orizzonte più ampio, in primo luogo quello educativo dei ragazzi. Però è vero che si è anche educati dagli stessi studenti: quando si diventa insegnanti, non bisogna solo guardare dall’alto, ma entrare in relazione coi ragazzi”.
Qual è un principio filosofico che ha fatto suo?
“Cercare di unire il pensiero e la vita. Questo è un principio filosofico importante, a cui però ne aggiungo subito un altro: si può praticare il pensiero e la vita solo se si ha sempre la tensione verso la fine della vita, cioè la morte, il principio esistenziale. Non è un principio logico o di non contraddizione. È il principio della filosofia, quello dell’esistenza, cioè di essere consapevoli e coerenti tra ciò che si pensa e si vive ed essere consapevoli della fine della vita stessa”.




