Da grandi poteri derivano grandi responsabilità

L’economia ormai è al collasso, il valore della moneta nel corso di un anno si è dimezzato: ora per acquistare un dollaro americano sono necessari più di un milione di rial iraniani, per questo, i beni esteri risultano inaccessibili e gli abitanti sono costretti a lavorare notte e giorno per riuscire a sostentarsi.
Da questa situazione di fortissimo disagio scaturiscono le grandi proteste che stanno sconvolgendo le città iraniane dal 28 dicembre 2025. Ma non solo ragioni economiche hanno spinto centinaia di migliaia di persone tra donne, uomini e ragazzi giovanissimi ad urlare in piazza il loro disagio: i manifestanti reclamano diritti, libertà e la fine della Repubblica islamica.

Le autorità iraniane stanno rispondendo con una repressione violentissima: il bilancio diffuso dall’agenzia degli attivisti per i diritti umani Hrana parla di 4029 vittime, ma c’è ne sono almeno altre 9000 da accertare, tra cui anche minorenni. I dati sono ancora difficili da verificare a causa del blackout di internet imposto dal regime a tutto il paese, che ha reso la già drammatica situazione ancora più difficile per la popolazione.
Al di là delle opinioni che ognuno può avere su questa vicenda, non si può negare il coraggio di queste persone che hanno deciso di protestare per la loro libertà, consapevoli di star mettendo a rischio la propria vita, probabilmente perché quella di prima non riuscivano più a considerarla tale. Da ciò sorge spontanea una domanda: noi saremmo disposti a fare lo stesso?
Si tratta ovviamente di una provocazione: viviamo in un contesto sociale radicalmente diverso, per cui è molto difficile per noi immaginare cosa si provi in situazioni del genere. Ciò che sta succedendo in questi giorni in Iran, però, ci dà modo di riflettere sulla nostra fortuna. Le nostre leggi e la costituzione, infatti, già ci garantiscono tutti i diritti e le libertà per cui gli iraniani stanno lottando: libertà di culto (Articolo 19), libertà di opinione e di espressione (Articolo 21), libertà di manifestazione e di riunione (Articolo 17), parità di genere e non discriminazione (Articolo 3).

L’articolo 1 della costituzione recita: ”L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” siamo noi, dunque, ad avere il potere e siamo noi ad avere l’ultima parola attraverso il voto, non una Guida Suprema come avviene in Iran. Tuttavia negli ultimi tempi gli italiani stanno perdendo interesse nella politica, che è considerata da molti “fuori moda” e sono sempre meno quelli che si presentano alle urne. Come mostrano i dati che si trovano nell’Archivio storico elettorale Eligendo del Ministero dell’Interno, alle elezioni politiche del 25/09/2022 c’è stata un’affluenza del 63,9% degli aventi diritto, mentre in quelle del 2006 si era raggiunto l’83,62%. Inoltre, nelle elezioni europee del 09/06/2024 l’affluenza è scesa per la prima volta sotto il 50%.
Bisogna dunque notare come gli italiani anno dopo anno stiano perdendo l’abitudine di far sentire la loro voce. Il diritto al voto non è solo un simbolo di libertà, è un mezzo per difendere i nostri diritti, se non lo si sfrutta ci si fa trascinare dagli eventi e la democrazia perde di significato. E’ quindi nostra responsabilità, nonché dovere civico, andare a votare, anche per rispetto di chi non ne ha la possibilità.
Tra il 22 e 23 marzo 2026 gli italiani saranno di nuovo chiamati alle urne per il Referendum Costituzionale Confermativo sulla Giustizia, dove avranno l’opportunità di scendere in piazza e far valere la propria opinione con una X. Il popolo iraniano gioca il tutto per tutto per la propria libertà, noi che non rischiamo né la vita, né la detenzione e neanche il giudizio altrui, riusciremo a trovare la voglia di uscire di casa?





