Mollo tutto e volo in Australia

Che università frequenterai una volta finito il liceo? Questa è una delle domande più frequenti che vengono poste agli studenti del triennio e a cui spesso non viene data una risposta convinta e sicura, ma una di convenienza. Infatti, ci si aspetta che gli studenti che escono dai licei vadano subito a studiare all’università. Tuttavia un ex-allievo della nostra scuola ci ha dimostrato che non per forza deve essere così.
Francesco Buzio, classe 2005, non sa bene cosa fare una volta finito il liceo classico e non vuole scegliere una facoltà tanto per decidere. Nelle vacanze di Natale del 2024, vola a Sydney da amici di famiglia che si erano trasferiti lì e gli fanno scoprire un’opzione interessante: passare nove mesi in Australia con il visto Working Holiday, concesso a giovani dai diciotto ai trent’anni, che consente agevolazioni fiscali e assicurazione sanitaria gratuita per sei mesi. Inoltre, in Australia ci sono ottime condizioni lavorative e grande rispetto dei lavoratori.

Con il supporto dei genitori, un po’ preoccupati per il figlio ma felici della proposta dei loro amici, Francesco parte per Sydney a fine agosto 2024. Per le prime sei settimane, vive con una host family composta da una signora single, i suoi coinquilini e molti cani, frequentando una scuola di lingua con coetanei da ogni parte del mondo. In questi mesi vive un’esperienza non troppo diversa da quella degli studenti che vanno a studiare all’estero durante il quarto anno. Una volta finita la scuola, è il momento di trovarsi un lavoro. La signora da cui stava gli permette di usufruire del suo garage con un affitto ridotto mentre lui manda il suo curriculum (magari ampliando un po’ il range delle sue esperienzwe lavorative, come lui stesso ammette) a chiunque lo possa assumere. Secondo le sue parole, questo è il momento più difficile, ma non pensa di tornare a casa da sconfitto. Alla fine, viene assunto da un’agenzia di assunzioni, la Labour Connect, con un contratto casual, che quindi si aggiorna ogni settimana. Per poco più di un mese, fa il cameriere, il magazziniere, lavora in fabbrica e nella lavanderia di un hotel. Finalmente, passa i successivi cinque mesi con un impiego stabile in una catena di distribuzione di caffè, potendo quindi instaurare un rapporto con i colleghi e creare una routine.
Dopo questa esperienza, può affermare che le condizioni lavorative in Australia sono ottime e che, nonostante i turni siano talvolta molto lunghi, soprattutto sotto Pasqua, le paghe sono corrispondenti al lavoro svolto. Inoltre, una volta al mese, i dipendenti hanno un’ora pagata per festeggiare il compleanno di chi è nato in quel periodo. Anche il rapporto con i capi è buono, dal momento che non c’è classismo né razzismo; infatti l’Australia è un Paese di immigrati. E’ stato anche interessante relazionarsi con colleghi più anziani di lui e con culture diverse.

Ha imparato come gestire le questioni burocratiche che inevitabilmente si sono presentate, a gestire il denaro guadagnato con il suo lavoro e a ritagliarsi del tempo per sé al di fuori dell’orario lavorativo. Ha sentito la lontananza dai suoi amici e dalla sua famiglia, anche a causa delle dieci ore di fuso orario, ma è riuscito a conoscere persone nuove anche molto diverse da lui e a tenersi in contatto.
Dopo nove mesi, è tornato in Italia nel maggio 2025, il giorno del suo ventesimo compleanno. Da settembre è iscritto alla facoltà di economia, avendo avuto esperienza di gestione di costi e ricavi; ha dovuto ricordarsi come studiare, ma è tornato con un bagaglio di esperienze che lo hanno fatto maturare e che si porterà dietro per tutta la vita. In conclusione, afferma di essere molto felice di essere partito e di aver visto una parte di mondo molto diversa da quella in cui ha vissuto fino ad adesso, e che una possibilità per il suo futuro è quella di andare a lavorare all’estero, essendo consapevole del mondo del lavoro australiano.




