I campi di sviluppo dell’IA

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di Sara Montersino

Mission Impossible: Dead Reckoning, l’atteso sequel della celebre serie televisiva di Christopher McQuarrie, è come ve lo aspettate: 163 minuti di pura azione con protagonista un non così giovane Tom Cruise che non esita tuttavia a saltare da treni e macchine in corsa, inganni vari e colpi di scena tipici delle spy stories. Nonostante ciò sorprende con la scelta del nemico poiché infatti non viene presentato il solito terrorista o trafficante d’armi bensì un’avanzata tecnologia che si rivolta contro i suoi stessi creatori e progetta la conquista del mondo informatico. Con questo film McQuarrie riesce a far riflettere sull’argomento dell’intelligenza artificiale che da sempre affascina e spaventa allo stesso tempo.

Di base lo sviluppo della tecnologia è sempre stato voluto e controllato dall’uomo che ha deciso se impiegarlo in maniera positiva, con l’obiettivo di facilitare e garantire il benessere della vita, o in maniera negativa. Non è mai stata presa in considerazione, però, la possibilità che l’intelligenza artificiale, essendo tale, possa controllarsi e gestirsi da sola fino a sviluppare una coscienza simile a quella dell’uomo. Pur essendo improbabile che quest’ultimo scenario possa avverarsi in breve tempo, già ad oggi si è in grado di riconoscere le prime avvisaglie di un futuro inquietante.

Il progetto Re-Memory, ad esempio, è un servizio basato sull’intelligenza artificiale e offre la possibilità di “riportare in vita” i cari defunti che vengono ricreati da un computer imitando l’aspetto fisico e la voce. Alla fine di gennaio lo stesso Amazon ha annunciato di star insegnando alla sua tecnologia di assistente virtuale, Alexa, a imitare la voce di chiunque, vivo o morto, da una registrazione di un minuto. Nonostante ciò ad oggi l’intelligenza artificiale viene studiata e sfruttata in tutti i modi e in tutti gli ambiti rimanendo però un grande punto di domanda. Solo il tempo saprà dirci se diventerà la nostra più grande risorsa o paura.

Redazione



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