La direzione del mondo

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di Elisa Cecconi

La concezione del futuro varia da un individuo all’altro, essendo essa influenzata dalla propria esperienza. Allo stesso modo, il sentimento collettivo di ottimismo o pessimismo nei confronti dell’avvenire è fortemente condizionato dai molteplici fattori caratterizzanti il periodo storico di cui si tratta.

Nel corso della Storia ciò è sempre stato visibile, dall’ottimismo che caratterizzò epoche come il Secolo d’Oro in Grecia, la massima espansione di Roma, il Rinascimento e il “boom economico” della seconda metà del Novecento alla negatività e dolenza tipiche invece dei periodi di decadenza, ad esempio il secolo delle guerre civili a Roma, la peste del Trecento e, in storia più recente, le maggiori guerre del secolo scorso.

Il contesto attuale non sembra affatto promettere un futuro sereno: negli ultimi due anni si sono susseguiti un così elevato numero di eventi tragici che ogni speranza di migliorare il presente e di conseguenza anche il futuro parrebbe essere vana. Solo negli ultimi due anni, il nostro mondo è stato teatro di una pandemia che ha sterminato milioni di persone, di violenti disastri naturali tra cui il recente terremoto in Turchia e in Siria, di molteplici conflitti tra i quali quello che ha destato maggior preoccupazione in Europa è quello in Ucraina, che ancora adesso non accenna ad arrestarsi. Inoltre è presente l’aggravarsi progressivo della crisi ambientale che ormai costituisce l’ostacolo principale alla prospettiva di un futuro lieto e che concerne numerosi ambiti tra cui quello climatico e quello idrico (particolarmente evidente anche nella penisola italiana, che sta affrontando un periodo di grave siccità e crisi idrica).

Essendo la situazione tale per cui sembra che nulla si possa fare per contrastare tutte queste emergenze, un considerevole numero di individui decidono di abbandonarsi a un pessimismo inerte, convincendosi del fatto che l’umanità stia inesorabilmente andando incontro a un’irrimediabile catastrofe. Altrettanto notevole è tuttavia il gruppo di coloro che, credendo nella possibilità di un futuro migliore, si impegnano con ogni energia e capacità per rendere realtà la loro utopia e per garantire un domani più sereno e pacifico a tutta l’umanità.

Un’importante personalità di quest’ultimo insieme è la giovane svedese Greta Thunberg, conosciuta globalmente per le sue azioni di attivismo climatico: partendo da regolari giornate di sciopero individuale dalla scuola, la ragazza svedese si è impegnata affinché il messaggio di cambiamento collettivo in favore di uno stile di vita più sostenibile si diffondesse in tutto il mondo, ha sostenuto discorsi di fronte ai politici maggiormente di spicco e ha ispirato innumerevoli giovani a dare origine a società di attivismo ambientale.

Inoltre, è necessario ricordare che numerosi ricercatori scientifici, grazie alla loro determinazione e serietà nel proprio impegno, hanno brevettato vaccini e rimedi contro il virus che ha causato la pandemia, rendendo possibile in questo modo il contenimento dei decessi a causa della malattia e il ritorno quasi totale alla vita precedente. Da queste circostanze è dunque lecito evincere che le grandi problematiche mondiali possano essere frenate una a una. Chi continua a vivere nell’inerzia, ritenendo che si stia per raggiungere un’inevitabile apocalisse, costituisce un danno per questa società orientata al miglioramento: coloro che non adattano il proprio stile di vita in favore di quest’ultimo, ad esempio continuando a produrre ingenti quantità di tossico inquinamento, altro non fanno che rallentare lo sviluppo ed evitare di prevenire la catastrofe che si aspettano.

Non c’è, tra ottimismo e pessimismo, una concezione migliore del futuro: ambedue sono funzionali ad un impegno e produttività, a patto che si abbandoni l’inerzia e l’insofferenza e la concezione del singolo come troppo piccolo e insignificante per poter apportare un cambiamento alla società. Ad esempio, non si può certo dire che la visione di Machiavelli fosse ottimista: secondo lui l’uomo non è altro che “vulgo”, malvagio ed egoista. Tuttavia, i suoi scritti non sono certo fondati su riflessioni dolenti e apocalittiche sul destino dell’umanità, al contrario egli si è impegnato a scrivere un trattato (il “Principe”) in cui proponeva le soluzioni che a suo parere erano funzionali al mantenimento della società e dunque a un lieto futuro.

Di conseguenza, non è necessario né realistico che ognuno sia ottimista, né che le stesse idee e la medesima visione siano universalmente condivise, a condizione che l’indolenza nei confronti del destino della società venga sostituita da una sana determinazione, accompagnata dalla coscienza che ogni individuo, essendo parte della società, è in grado di fare la differenza per raggiungere il futuro sostenibile verso cui ci si sta dirigendo: Greta Thunberg ha iniziato il suo attivismo con le sue sole forze, eppure ha singolarmente contribuito a trasmettere all’umanità il messaggio che ci si può sottrarre alla catastrofe.

Redazione



Il Salice

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